Rispetto dello Stato e delle istituzioni. La politica faccia un salto di qualità

Dopo i fatti scandalistici che condizionano l’operato istituzionale si impone una profonda riflessione. Dobbiamo seriamente riflettere su chi siamo e su come siamo visti in campo internazionale e sulla credibilità istituzionale del nostro Paese. Vorrei parlare del significato di istituzioni pubbliche e del rispetto delle Istituzioni ai giorni nostri.
Faccio mie le parole del cardinale Bagnasco quando invita tutti noi a rinnovare la politica nel rispetto della legalità, rifiutando ogni mistificazione personalistica.
Mi chiedo – e non vorrei fossi spinto dal senso di incredulità o peggio di rassegnazione, visto il trascinarsi degli stessi eventi – quale sia il senso delle nostre istituzioni, e se stia scomparendo dal senso civico di tutti noi. Questo bisogno di autorevolezza, di credibilità, di giustizia da parte delle istituzioni pubbliche è il fondamento, il presupposto necessario per l’etica pubblica degli amministratori. Un tempo, dove essere contava di più che apparire, dove fare politica aveva anche un grande senso di responsabilità e dignità, erano necessari indiscussi valori morali e comportamenti rispettosi della carica pubblica che si andava a ricoprire, e ciò era anche un vanto personale. Allora si parlava molto di “spirito di servizio”, come pure si parlava di “senso dello Stato”, di “rispetto delle istituzioni”, il sentirsi amministratori come “servitori dello Stato”, tutti bei modi di esprimere la stessa realtà.
Oggi, con rammarico, devo ammettere che è scomparsa tale convinzione in alcune persone che ricoprono un incarico pubblico. Credo che la prima regola, oggi come ieri, sia quella del buon senso e del rispetto delle istituzioni. Esse sono, infatti, il cardine della storia di un Paese che si propone di essere civile e democratico. Il vero problema è riproporre in positivo il senso di questa “etica pubblica”. L’Etica pubblica lo esige con serietà ed urgenza.
“Chi vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”, ci insegna il Vangelo. Se è utopia, lo è nel senso forte del termine. È ancora possibile e doveroso riproporre il senso morale ed etico anche nella pubblica amministrazione di oggi o al contrario dobbiamo rassegnarci ai cambiamenti deleteri dei tempi moderni? Se non si ha il coraggio di parlare di missione, se è troppo retorico o qualunquistico parlare di nuovo di servitori dello Stato, di riproporre anche in chiave moderna il senso forte del pubblico servitore, di chi è certamente pagato nel suo lavoro, ma nell’interesse pubblico, per il bene comune, vuol dire che stiamo accettando con disamorevolezza e disanimati la sconsacrazione delle istituzioni pubbliche che ha portato ad una loro radicale delegittimazione. Ciò ha determinato una crisi di credibilità della politica, che sta davvero ormai portando al qualunquismo deteriore.
Un alto senso delle istituzioni è possibile solo se esse stesse hanno un alto senso della dignità istituzionale che ricoprono. Solo di fronte ad autorità pubbliche rispettose dei diritti dei cittadini e caratterizzate da un alto senso di giustizia e di servizio al bene comune, il cittadino potrà trovare le motivazioni e le ragioni di rispetto per chi li rappresenta. La contestazione che oggi monta nella nostra società di fronte a una degenerazione ormai intollerabile, merita una rivoluzione morale per salvare la dignità di quanti non accettano che l’Italia diventi un locale di dubbia moralità, come spesso con disapprovazione veniamo etichettati.
Giocoforza i primi a dover fare ammenda, in un momento così critico, sono coloro che non hanno avuto il polso della situazione permettendo una radicata ridicolizzazione delle istituzioni pubbliche e un impoverimento dell’etica politica.
Renato Meroni

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