Ristorni, il Ticino arraffatutto: «Vi diciamo noi come usarli»

Il ministro Norman Gobbi: «Dobbiamo decidere insieme»
Utilizzare i fondi derivanti dai ristorni dei frontalieri per progetti comuni nel campo delle infrastrutture per la mobilità. Il tutto finalizzato alla costruzione di «relazioni transfrontaliere in cui tutti vincono e nessuno perde».
È la proposta, provocatoria, lanciata da Norman Gobbi, il secondo uomo della Lega dei Ticinesi nel Consiglio di Stato del Cantone Ticino, quello che lo scorso mese di aprile ha sconvolto gli equilibri politici tradizionali di Bellinzona. Un suggerimento interessato. Come dire: i soldi dateli a noi che vi facciamo vedere come si fa.
L’effetto della vittoria del partito di Giuliano Bignasca sulle scelte relative ai frontalieri e ai rapporti con l’Italia si è visto quasi subito: a giugno, il governo cantonale ha bloccato il 50% dei ristorni, la parte delle imposte sullo stipendio dei lavoratori frontalieri che viene ogni anno girata dalla Svizzera al Belpaese.
Gobbi si fa forza partendo da questa decisione, ma dimentica che i i ristorni sono tasse pagate dagli italiani che lavorano in Ticino ma usufruiscono dei servizi nel loro Paese. In ogni caso, Gobbi insiste sull’idea di un uso «condiviso» dei fondi dei frontalieri.
«Questi soldi erano, in origine, finalizzati alla costruzione, da parte delle amministrazioni comunali italiane di confine, di scuole e asili. Dopo oltre 30 anni di questo sistema (l’accordo risale al 1974, ndr), i paesi di frontiera non possono certo dire di avere ancora queste necessità». Ecco quindi, la proposta: «Finalizziamo i contributi a progetti strategici per il territorio. Puntiamo su una mobilità e una interconnessione migliore e anche più moderna e sostenibile».
Il mercato del lavoro ticinese è di circa 200mila posti: una dimensione che lo rende paragonabile a un Cantone da 450mila abitanti. «Il Ticino, però, ha soltanto 350mila residenti – fa presente Gobbi – e una rete viabilistica al collasso. La coda da Mendrisio a Lugano di mattina e la coda da Lugano a Mendrisio di sera non fanno più notizia». Il consigliere di Stato ticinese non si limita a dire come si potrebbero usare i ristorni. Indica anche i punti in cui intervenire. «Ovviamente insieme – dice – Ticino e province lombarde confinanti. Penso ad alcuni park and ride a Lavena Ponte Tresa, con un treno che porti i frontalieri fino a Manno, Bioggio o altre destinazioni, quali la zona industriale della Valle Vedeggio e poi a Lugano per chi lavora in città. Dall’altra parte, penso al completamento della galleria sulla strada Regina della Valsolda. È da quando sono bambino che è lì, incompleta. Con i soldi che abbiamo versato l’avremmo terminata 15 anni fa. C’è anche un progetto di collegamento tra la Mesolcina e la Valchiavenna o l’Altolago. Penso ancora al collegamento Stabio-Mendrisio-Arcisate-Varese con proseguimento per Malpensa. Così come al miglioramento dei collegamenti stradali tra Brissago e Verbania, o tra Valvigezzo e Centovalli, con la messa in sicurezza di questi tronconi che conosciamo bene per la loro pericolosità. Sono opere che andrebbero a beneficio di tutto il territorio, svizzero e italiano, e permetterebbero di gestire meglio i flussi di traffico delle merci e delle persone che oggi creano code».

Franco Cavalleri

Nella foto:
Il consigliere di Stato Norman Gobbi propone, provocatoriamente, di gestire i ristorni fiscali dei frontalieri in «modo comune»

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