Cronaca

Ristorni sbloccati, sul Lario in arrivo 28 milioni di franchi

Erano “l’ostaggio” con cui trattare su black list e tasse sui risparmi italiani oltreconfine
Una pioggia di soldi ai Comuni comaschi di frontiera. Soldi in realtà dovuti, che la Svizzera aveva bloccato quasi un anno fa: 28 milioni di franchi trattenuti da Bellinzona come “ostaggio”, per convincere il governo italiano a trattare sull’esclusione della Svizzera dalla black list e sulla revisione degli accordi per l’imposizione fiscale sui risparmi italiani oltreconfine.
Il Dipartimento federale delle finanze ha dato ordine di pagare, in favore dell’Italia, 28 milioni di franchi: la questione sembra risolta, ma il “solito” Giuliano Bignasca – leader della Lega dei Ticinesi, partito poco tenero con l’Italia – minaccia un nuovo blocco. «Proviamo a dare fiducia agli italiani – ha detto ieri Bignasca a Ticino On Line – Se non succede nulla, bloccheremo i ristorni a fine giugno».
“Nano” Bignasca specifica che lui non avrebbe «mai fatto» questa «prova di fiducia» nei confronti degli italiani.
E non l’avrebbero fatto nemmeno i ticinesi: nel sondaggio pubblicato da Ticino On Line ieri pomeriggio, oltre il 60% degli svizzeri riteneva «sbagliata» la decisione del Consiglio di Stato, ossia sbloccare i ristorni. Al di qua del confine, in Italia, la soddisfazione invece è bipartisan: è finito un braccio di ferro che durava da dieci mesi.
«Il nostro appello – commenta Alessio Butti, senatore comasco del Pdl – è stato finalmente accolto, grazie all’apertura di un dialogo tra Italia e Svizzera. Oggi (ieri, ndr) si è tenuto un colloquio bilaterale in cui si è discusso del modello di convenzione sulla regolarizzazione dei valori patrimoniali detenuti in Svizzera dai non residenti. Le discussioni hanno riguardato inoltre l’accesso ai mercati finanziari, le black list esistenti, la revisione della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni e l’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri. È stato poi istituito un gruppo di pilotaggio che si riunirà il 24 maggio e, a breve, si terrà un incontro tra il presidente del consiglio, Mario Monti, e la presidente della Confederazione Svizzera, Eveline Widmer- Schlumpf».
I 28 milioni di franchi in arrivo per le zone di frontiera sono «una boccata d’ossigeno per i Comuni – aggiunge Chiara Braga, deputata del Pd – che potranno così ricevere le quote spettanti e dovute dalla Svizzera, continuando così a erogare servizi importanti per i cittadini».
I sindaci comaschi di confine non vedono l’ora di ricevere i soldi sbloccati da Bellinzona: devono costruire scuole e strade. «Aspettiamo 170mila euro – spiega Giuseppe Farina, sindaco di Valsolda – Il grosso della somma ci servirà per completare la rete fognaria e il collegamento con il depuratore e per opere di manutenzione ordinaria delle strade».
«Riceveremo un milione di euro – aggiunge Sergio Erculiani, sindaco di Porlezza – indispensabile per l’ultimo lotto dell’opera di ristrutturazione complessiva e ampliamento del polo scolastico».
«Con i nostri 630mila euro – conclude Maria Rita Livio, sindaco di Olgiate Comasco – salderemo le fatture delle ditte che effettuano la manutenzione delle strade. Una parte della somma sarà utilizzata per le spese correnti per l’asilo nido».
«Siamo molto soddisfatti dell’azione che abbiamo svolto per arrivare a questo risultato positivo», ha commentato, a proposito dello sblocco dei ristorni, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ieri pomeriggio ha riunito i sindaci delle fasce di confine a Villa Ponti (Varese).

Andrea Bambace

Nella foto:
Al di qua del confine, in Italia, la soddisfazione bipartisan: è finito un braccio di ferro che durava da ben dieci mesi tra i due Stati (foto Mv)
10 maggio 2012

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