Rizzo: «Casta, Nulla è Cambiato»

Il giornalista del Corriere della Sera in diretta su Etv
La Casta. Ovvero, «la fotografia di una classe dirigente incapace, inadeguata, costosa, ingorda, sprecona».
Giovedì sera, in diretta su Etv per un’ora e mezzo ospite al Dariosauro, Sergio Rizzo ha raccontato la sua Italia. Un Paese «a pezzi», devastato da scelte politiche «assurde, incomprensibili, deliranti». Il giornalista del Corriere della Sera, autore insieme con Gian Antonio Stella di alcune tra le più inquietanti e nello stesso tempo lucide inchieste sull’Italia dei giorni nostri, ha fatto tappa l’altro giorno nel Comasco per un appuntamento organizzato a Cantù da Confartigianato Imprese nel salone convegni della Cassa Rurale.
È stato poi davanti alle telecamere dell’emittente locale lariana per un lungo faccia a faccia con i telespettatori. Una chiacchierata sui temi di maggiore attualità, durante la quale Rizzo ha raccontato come e perché siano nati i libri-inchiesta che hanno cambiato il lessico politico.
«La Casta – ha raccontato Rizzo a proposito del volume che nel maggio 2007 scalò repentinamente le classifiche di vendita – avrebbe dovuto avere un altro titolo: “Bramini”. Quando il testo era ormai pronto, decidemmo di cambiare pensando che la parola bramini non fosse comprensibile a tutti. Io ero incerto, non nascondo che la cosa mi lasciò un po’ l’amaro in bocca. In realtà, quando vidi le bozze ebbi subito la sensazione che avessimo colto nel segno. Alla fine vendemmo 1,3 milioni di copie».
Da quattro anni a questa parte, la Casta non è più soltanto il titolo di un libro. È diventato un modo di dire, il sinonimo di tutto ciò che la gente vorrebbe azzerare. «Quella parola – ha detto Rizzo parlando agli spettatori di Etv – non esisteva prima nella lingua italiana della politica. È rimasta appiccicata addosso a chi vive di privilegi, è diventata il simbolo di un certo modo di fare politica in cui domina l’ingordigia».
Una politica letteralmente alla Deriva, altro titolo scelto da Rizzo e da Stella per il libro in cui, nel 2008, è stata scattata la fotografia «dell’Italia governata dalla casta: una classe dirigente incapace, inadeguata, costosa, ingorda, sprecona».
Sguardo assolutamente impietoso, quello del giornalista del Corriere della Sera, che in questi ultimi anni ha messo sotto osservazione tutti i punti deboli di uno Stato inefficiente. «Abbiamo descritto che cosa succede quando il pubblico si mette a fare l’imprenditore senza esserne capace – ha spiegato Rizzo – e quali siano le conseguenze di scorie e incrostazioni di un sistema assolutamente non limpido». Molto duro, poi, il giudizio sul «conflitto d’interessi» che caratterizza da sempre il panorama nazionale. «Il conflitto d’interessi è il peccato originale di questo nostro Paese, e non è stato Berlusconi a inventarlo. La pubblica amministrazione ha una forte componente assistenzialistica e clientelare, più al Sud che al Nord e non siamo mai riusciti a cambiare veramente registro».
Dai telespettatori di Etv sono giunte a Rizzo alcune sollecitazioni. Sul debito pubblico o su mali endemici quali la lentezza della giustizia. «Il debito pubblico è cresciuto perché molte risorse sono state impiegate per alimentare la macchina infernale della pubblica amministrazione, la cui efficienza è purtroppo minima», ha detto lo scrittore di Ivrea. Mentre, sulla giustizia, «viene il sospetto che non serva ai cittadini, ma agli avvocati e ai giudici. Così come l’università non serve agli studenti ma ai professori. Vale la pena ricordare che gli avvocati erano la categoria più ampia in Parlamento già nel 1861, pure se allora questi facoltosi personaggi, non guadagnavano nulla occupando un seggio alla Camera».
Sulle “ricchezze” della casta Rizzo ha le idee chiare. «L’Italia – dice – è un unicum, soltanto da noi gli unici a dover andare in aspettativa quando diventano parlamentari sono i dipendenti pubblici. Negli altri Paesi non è così. In America deputati e senatori possono incassare somme da lavori esterni non superiori al 15% dell’indennità, 10mila dollari. In Germania nessun parlamentare fa altro, non foss’altro per ragioni di opportunità politica».
Ricchezze materiali e inaccettabili privilegi. Ad esempio, la possibilità di autogiudicarsi. «Perché – si chiede Rizzo – dev’essere consentito ai parlamentari di interpretare le norme che li riguardano? È un’assurdità che vi sia una giunta per le incompatibilità in cui i controllati siano nello stesso tempo i controllori. Ancora: non è assurdo che i sindaci-parlamentari legiferino sulle proprie città? Il caso limite di Catania, “salvata” dalla bancarotta, è di scuola. Il sindaco ha votato per non far affondare la barca che aveva contribuito a riempire d’acqua».
E poi, gli sprechi. Nota dolente di un Paese ormai in rotta di collisione con la sua classe dirigente. «Nella città di Roma, mi ha detto un alto funzionario, circolano 400 auto blindate e altrettante scorte e soltanto 50 volanti della polizia. Assurdo. Diciamolo apertamente – ha aggiunto Rizzo – In Parlamento ci sono state persone negli ultimi anni che avevano come unico obiettivo fare gli affari personali. Il Parlamento dei nominati produce queste degenerazioni, compromette alla radice la moralità della politica. Hanno costruito quella che Antonio Merlo chiama la Mediocracy, la democrazia dei mediocri. I leader non temono il “parricidio” solo perché si portano appresso i fedeli servitori».
Parole dure anche sulle riforme mancate. «Una delle favole che si raccontano per giustificare la mancata abolizione degli ordini professionali è che questi ultimi servano per garantire la deontologia. Fesserie. Basta vedere quanto è accaduto negli anni con professionisti rimasti al loro posto nonostante dovessero essere espulsi da tempo».
«Abominevole», infine, è l’aggettivo usato da Rizzo per definire il valore legale del titolo di studio. «Una cosa che soffoca la concorrenza tra le università. Gli atenei devono mettersi in competizione tra loro in modo da alzare il loro livello qualitativo».
E il nuovo governo ? Cosa si aspetta dai professori di Monti? «Ciò che non hanno dato i precedenti esecutivi: l’esempio».

Nella foto:
Il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo giovedì sera negli studi di Etv per la diretta del “Dariosauro”

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