Roberta, 23 anni, poliglotta e quasi laureata. «Ho spedito 40 curricula. Lavoro al mercato»

La studentessa
Ha 23 anni. Parla tre lingue straniere e le mancano quattro esami alla laurea. Il suo sarebbe un profilo perfetto, tant’è che sta cercando lavoro ancor prima di finire gli studi. Eppure non riesce a trovare nulla. Ha provato in Italia e in Ticino, ha inviato oltre quaranta curricula.
«Grazie, ma al momento non abbiamo bisogno di lei», rispondono i più gentili. Gli altri nemmeno si prendono la briga di rispondere. È la storia di Roberta Giacomello, comasca, giovane laureanda in
Scienze della Mediazione interlinguistica e interculturale (facoltà di Giurisprudenza, Università dell’Insubria). Storie così, oggi, se ne trovano a decine: ragazzi preparati e volenterosi che sbattono contro un muro di gomma. «Il mio obiettivo – spiega Roberta – è lavorare in un’azienda che abbia contatti con l’estero, visto il corso di studi che ho seguito. Ma sembra impossibile. Tanto in Italia, quanto in Svizzera. E così mi arrangio, mentre finisco di studiare, con ripetizioni e qualche lavoretto da studente, al mercato coperto. Conscia che a 23 anni non si può campare solo di questo».
Roberta non rientra né nella categoria dei “bamboccioni”, coniata dal defunto ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa per definire i trentenni ancora in casa, né in quella degli “sfigati”, gli universitari fuori corso, secondo l’originale definizione del viceministro Michel Martone. È giovane, vicina alla laurea e volenterosa.
«Mi mancano 4 esami alla fine degli studi, parlo inglese, tedesco e russo. Ho mandato almeno una quarantina di curricula, senza una riposta positiva. Alcune aziende mi fanno intuire che potrei essere una buona candidata, poi però non si fanno più sentire. Altre mi rispondono che non stanno cercando o che al momento non hanno bisogno, altre ancora non rispondono proprio. Ho cercato in ogni settore, in Italia e in Svizzera, in aziende e negozi. Ma questa è la situazione. Ai politici che definiscono “monotono” il posto fisso – conclude Roberta – consiglierei di vivere da vicino la realtà italiana e vedere il Paese com’è, non come vorrebbero che fosse. Senza nemmeno un’opportunità, noi giovani come facciamo a conquistare l’indipendenza sociale ed economica?».

Andrea Bambace

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