Roberto Maroni difende i frontalieri: «I nostri lavoratori non sono ratti»

E il Ticino punta a diventare un cantone a statuto speciale

«I nostri frontalieri non sono ratti». Roberto Maroni, presidente leghista della Regione, scende in campo a difesa dei quasi 60mila lavoratori, 20mila dei quali comaschi, che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare. Nei giorni scorsi, la destra xenofoba elvetica era tornata a prendere di mira i frontalieri riproponendo la campagna “Bala i ratt”, giocata questa volta contro gli artigiani italiani che varcano sempre più spesso la frontiera.
«Abbiamo ottimi rapporti di buon vicinato

con il Canton Ticino – ha detto Maroni – ma gli Svizzeri non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi. Sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata. Si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là non so che cosa potrebbe accadere».
Il prossimo 9 febbraio si terrà nella vicina Confederazione un referendum federale con cui l’elettorato svizzero sarà chiamato a votare sull’iniziativa che vuole rinegoziare i trattati con l’Unione Europea per la libera circolazione delle persone.
Sulla questione dei ristorni dei frontalieri, il presidente della Lombardia ha poi sottolineato che «il governo non può pensare di mettere mano agli accordi di carattere finanziario sui ristorni della Svizzera verso i Comuni lombardi senza coinvolgere la Regione Lombardia».
Sull’altro versante del confine, intanto, proprio in vista del referendum del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa in terra elvetica, sta prendendo piede la proposta dei Verdi di chiedere a Berna la concessione di uno statuto speciale al Canton Ticino e tutte le altre zone periferiche della Confederazione che maggiormente sentono la pressione e la concorrenza della manodopera proveniente dai Paesi confinanti.
Si tratta di una iniziativa dei Verdi che è già stata discussa e approvata, l’altro giorno, dalla Commissione ticinese della gestione e delle finanze e che prossimamente sarà sottoposta all’esame del Gran Consiglio, ovvero del Parlamento del Canton Ticino. L’obiettivo è quello di riuscire a porre un argine all’afflusso di lavoratori stranieri attraverso contromisure specifiche. I Verdi, che hanno incassato il parere favorevole di tutte le forze politiche, sanno però che si tratta di una proposta che difficilmente il governo federale prenderà in considerazione.

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