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Roghi in città: «Sono ancora numerosi gli edifici in cui vivono senzatetto e sbandati. Difficile controllarli»

Parla l’assessore alla Sicurezza Marcello Iantorno

Como “brucia”. I roghi scoppiati in città negli ultimi giorni hanno fatto tornare alla ribalta l’allarme sicurezza.Gli incendi divampati dentro Villa Feloy e Santarella, da anni ritrovi per senza tetto e disperati, confermano come questi edifici abbandonati rappresentino un rifugio per chi è privo di un posto dove vivere. E, con il freddo degli ultimi giorni, gli “abitanti” di questi «non luoghi» hanno tentato di riscaldarsi accendendo, probabilmente, un fuoco.Falò che si

sono trasformati, in un momento di distrazione, in pericolosissimi roghi. Sabato sera, dentro la Santarella, l’ex centrale termica della Ticosa da tempo sbarrata per i lavori di bonifica dell’area, ma comunque da sempre abitata da un gruppo di disperati. E domenica mattina a Villa Feloy, nella centralissima via Petrarca, dove alcune settimane fa sono iniziati i primi lavori di recupero dell’immobile, di proprietà privata, con la pulizia del giardino dai cumuli di rifiuti abbandonati tra le sterpaglie e i rovi.L’adozione, dopo anni di contenziosi tra Comune e proprietà, di un piano di recupero sembrava aver allontanato lo spettro delle sgradite presenze, almeno in questa parte di città. Ma non è stato così e domenica i pompieri, chiamati da alcuni residenti della via, hanno dovuto domare un incendio al secondo piano della dimora. «A Villa Feloy il cantiere è aperto da alcune settimane. La responsabilità ricade sui proprietari. A loro spetta il monitoraggio dell’area. E anche l’eventuale chiusura, come avvenuto già altre volte in passato, degli accessi. Non possiamo vegliare su ogni immobile. Contatterò la proprietà per richiamare nuovamente l’attenzione su quanto successo. Già in passato sono scoppiati altri incendi», dice l’assessore alla Sicurezza di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno. Stesso scenario anche all’interno della Santarella dove, ormai da anni, bivaccano gruppetti di senza tetto.«L’ufficio tecnico e la polizia locale hanno già eseguito un sopralluogo. A breve si interverrà per chiudere i varchi nuovamente aperti. È comunque un compito veramente arduo controllare tutte le strutture abbandonate e spingere i privati, laddove gli immobili non siano comunali, al rispetto delle norme di sicurezza», precisa l’assessore Iantorno.«Abbiamo una decina di immobili dismessi, luoghi potenzialmente rischiosi. Dove i disperati, soprattutto con il freddo, si rifugiano. Il problema è di duplice natura. Da un lato, esiste la necessità, laddove fosse possibile pur in presenza di carenza di personale e risorse, di incentivare i controlli – prosegue Marcello Iantorno – Altro aspetto è quello sociale: siamo davanti a una vera e propria emergenza. Fortunatamente Como non ha centinaia di senzatetto per le strade, ma solo alcune decine. Che vanno però aiutati».Negli ultimi anni anche un altro luogo, in pieno centro, è stato un rifugio per i disperati. Si tratta dell’ex scuola Baden-Powell – ampio complesso compreso tra via Tommaso Grossi e via Dante – dove per anni hanno vissuto abusivi e disperati. «Dall’ultimo blitz e dalla chiusura di tutti gli accessi non abbiamo più ricevuto segnalazioni di intrusi – conclude l’assessore alla Sicurezza – La struttura rimane tra quelle da alienare. Dobbiamo ovviamente individuare soggetti disposti ad acquisire l’immobile». È infatti sfumato da mesi il progetto di Univercomo che voleva creare, nella struttura, alloggi per gli studenti fuori sede.

F. Bar.

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