Rogo della Giubiana a Cantù: bruciate anche le camicie verdi

Luciano Grammatica in camicia verde Luciano Grammatica in camicia verde

Iniziativa decisamente singolare ieri sera a Cantù, città del mobile, simbolo della Brianza operosa e, fino alla precedente tornata elettorale, fortino inespugnabile della Lega Nord, che ha governato incontrastata per un ventennio.
Camicie e fazzoletti verdi sono stati bruciati nello storico rogo della Giubiana. È stato il consigliere comunale Giorgio Masocco (gruppo misto, ex Lega) a organizzare l’iniziativa di protesta – per certi versi clamorosa – contro il Carroccio, lo stesso partito nel quale ha militato praticamente dalle origini.
E a Masocco si sono uniti altri leghisti “storici”, padani della prima ora, fedelissimi a Bossi, poi fuoriusciti dal movimento in seguito alla rivoluzione che ha portato alla segreteria prima Roberto Maroni e poi Matteo Salvini.
«La Lega non rappresenta più il territorio – ha spiegato poche ore prima del rogo lo stesso Masocco – Una volta, essere leghista significava essere autonomista, federalista, secessionista e indipendentista. Ora invece anche la Lega parla la lingua dei palazzi romani e non fa nulla per impedire le ruberie dello Stato».
«Perciò, io e altri leghisti della prima ora, delusi da ciò che il Carroccio è diventato – ha aggiunto Masocco – bruceremo camicie e fazzoletti verdi, simboli che ormai non servono più a nulla».
Alla protesta organizzata dal consigliere canturino era atteso (al momento di andare in stampa l’evento non si è ancora concluso ndr) anche un altro leghista della prima ora, iscritto al partito dall’ormai lontano 1987, fino al 2013.
Si tratta della camicia verde più famosa del Lario, ossia Luciano Grammatica, per tutti Lucio, già consigliere comunale a Como e finito a processo a Verona proprio per la sua appartenenza al movimento.
«Condivido la posizione di Masocco – dice senza esitazione Grammatica – io sono entrato in Lega nel 1987 per difendere gli interessi del Nord e della Lombardia. Oggi la Lega non esiste più. Si può dire che è rimasto solamente il nome».
Da Grammatica, anche una stilettata nei confronti del governatore Roberto Maroni. «Del progetto di trattenere il 75% delle tasse in Lombardia abbiamo visto ben poco. Dirò di più: sentivamo la Regione più vicina quando il presidente era Roberto Formigoni».

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