Roncoroni e Chiara, mezzo secolo fa la traduzione di Petronio

Piero Chiara
Piero Chiara

 

Fiumi di vino doc, per la cronaca Falerno Opimiano “invecchiato due secoli”, per digerire ghiri cotti cosparsi di miele e papavero, stuzzicadenti e scheletri d’argento sulla tavola e, per i più ghiottoni, salsicce cotte su graticole dello stesso pregiato metallo, con contorno di prugne di Siria e chicchi di melagrana.
Chi mai imbandirebbe oggi una tavola così? La fonte di cotanto sfarzoso eccesso è un capolavoro della letteratura latina. Il grande scrittore di Luino Piero Chiara, coadiuvato dal critico letterario comasco Federico Roncoroni, che oggi ne cura l’archivio letterario da cui ha estratto nel corso del tempo molte chicche narrative, firmò quasi mezzo secolo fa, nel 1969, la sua versione del capolavoro di Petronio Arbitro, il Satyricon.

Chiara e Roncoroni celebrarono il libro come «polla originaria della narrativa occidentale». È un libro irresistibile, sorta di selfie della società decadente di duemila anni fa, ma profetizza vizi in voga anche oggi.  Il protagonista Trimalcione è un liberto arricchito dai commerci. Grottesco, ignorante, volgare, arrogante, eccessivo, a tavola è l’ostentazione fatta persona con un susseguirsi di piatti teatrali, studiati per stupire in orge conviviali che oggi definiremmo spettacoli “trash”. La lettura della traduzione di Chiara, tuttora nel catalogo dell’editore Mondadori, si può abbinare alla visione cinematografica del Satyricon di Federico Fellini.

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