Rosatellum, Como a rischio spacchettamento
Politica, Territorio

Rosatellum, Como a rischio spacchettamento

Il Rosatellum non è ancora diventato legge dello Stato. Ma i partiti comaschi – soprattutto quelli del centrosinistra – già si leccano le ferite.
Il nuovo sistema elettorale, infatti, appare sin da ora molto più vantaggioso per gli avversari del centrodestra, sicuri – o quasi – di vincere nei collegi uninominali e di ottenere risultati migliori anche nei collegi proporzionali.
Se oggi il Pd di Como ha due deputati (Mauro Guerra e Chiara Braga) e la Lega un eletto canturino alla Camera (Nicola Molteni), nella prossima legislatura quasi certamente il centrodestra lariano potrà contare su tre parlamentari (due deputati e un senatore) mentre tutti gli altri schieramenti dovranno azzannarsi e lottare in famiglia, al momento della composizione delle liste, per mettere in posizioni favorevoli i propri candidati. Una lotta tutta interna a ogni singola forza politica, da combattere con i rappresentanti degli altri territori e il cui esito non è possibile prevedere.
Una cosa è certa: senza un’iniziativa forte e coerente (e soprattutto unitaria) in sede parlamentare, la provincia elettorale lariana rischia di essere ancora una volta smembrata. E per capire meglio di che cosa si parla, bisogna dare brevemente qualche indicazione sulla nuova legge.
Il Rosatellum prevede alla Camera 28 circoscrizioni in cui assegnare i seggi con il sistema proporzionale e 232 collegi uninominali.
Questi ultimi dovrebbero avere una popolazione di circa 230mila abitanti, con una tolleranza in più o in meno del 20%.
I conti sono presto fatti. Sul Lario risiedono 570mila persone. Nei collegi “naturali” di Como e Cantù potrebbero essere ricompresi all’incirca 400mila abitanti. Con il lago e la Bassa destinati a essere fagocitati dalla Valtellina e dal Saronnese. «Bisognerà evitare il più possibile che la nostra provincia sia spacchettata dal punto di vista elettorale – ammette Alessandro Fermi, coordinatore di Forza Italia – rischiamo concretamente che ci facciano a pezzi». Pezzi che andrebbero a ingrossare i collegi di altre realtà territoriali dove i comaschi non potrebbero avanzare pretese di alcun genere.
La decisione finale sui collegi spetta al governo che dovrà emanare i decreti attuativi entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale. Il governo potrà avvalersi «di una commissione composta dal presidente dell’Istat e da 10 esperti in materia elettorale» che dovranno però lavorare senza «maggiori oneri di spesa», ovvero gratis.
Il Parlamento, attraverso le commissioni Affari costituzionali, potrà a sua volta esprimere un parere sulla composizione dei collegi: dovrà farlo entro «15 giorni dalla data di trasmissione» dei decreti attuativi da parte del governo. Qualora il parere parlamentare non fosse «recepito dal decreto» attuativo, lo stesso governo, dovrà «inviare al Parlamento» una «relazione» in cui la decisione finale sia «adeguatamente motivata».
È chiaro che nel rimbalzo tra Camere e Palazzo Chigi si giocherà il destino anche dei collegi elettorali lariani. Soltanto un’intesa trasversale potrebbe garantire al territorio comasco la possibilità di “strappare” qualcosa in più.

20 Ottobre 2017

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