Rossella: «Non mangiate il pesce di lago, sa di fango»

di LORENZO MORANDOTTI

La polemica – Il famoso giornalista dalle colonne di “Bell’Italia” boccia le nostre specialità

Pendii «verdissimi e profumati», «ricchi di vigne e uliveti». E poi luoghi incantevoli, frequentati e abitati da Vip, dove trascorrere una vacanza in modo «meno costoso e più riposante» rispetto ad altre mete. E, per godersi appieno l’atmosfera, l’ideale è lasciar perdere l’auto e «fornirsi di un buon paio di scarpe da escursione e girare molto a piedi, oppure utilizzare i trasporti fluviali, che sono bene organizzati». Peccato che messe le gambe sotto il tavolo, per coronare la visita
a Laglio e dintorni, su “Quel ramo del lago… di Clooney”, dovrete accontentarvi di una «buona insalata» o «qualche selezione di gustosi formaggi locali». Sì, perché Carlo Rossella, nella rubrica “Piacere mio” sul numero di agosto del mensile di turismo “Bell’Italia”, consiglia ai viaggiatori: «Non mangiate mai pesce di lago. Compare in tutti i menù ma sa di fango».
Apriti cielo. Anzi, apriti lago. L’uscita dell’ex direttore del Tg1 e del Tg5, di “Panorama” e della “Stampa”, attuale presidente di Medusa Film, la casa cinematografica di Berlusconi, ha gettato scompiglio nel mondo della ristorazione laghée. Che rimanda al mittente.
«Il lago offre un pesce unico e garantito» commentano in coro i ristoratori facendo quadrato attorno alla filiera. Lo ribadiscono ad esempio al “Crotto del misto” di Lezzeno («Da noi il pesce di lago va bene e funziona») e lo ripete Cristian Ponzini, ambasciatore di “Slow food” per i pesci d’acqua dolce nell’ambito del progetto “Terra Madre” e presidente dell’Associazione pescatori di Como, nonché titolare dell’albergo ristorante “Silvio” di Bellagio. «Invito da noi Rossella, a pranzare e a fare un’esperienza di pesca sportiva. Lo convinceremo del contrario. E che siamo al di là di ogni sospetto – dice Ponzini – C’è una tipicità lariana in campo ittico da difendere. Tant’è vero che stiamo isolando il genotipo del pesce di lago e tra 4 anni arriveremo alla “Denominazione di origine controllata e garantita”. Stiamo studiando una cartina di tornasole che reagisce con il pesce lariano».
Anche lo chef Sergio Mauri del ristorante “La Rimessa” di Mariano Comense difende il pesce lariano: «Il prodotto locale è la chiave per il turismo e va difeso a spada tratta. Trovo assurdo dire genericamente che il pesce di lago sa di fango. Ho appena ricevuto un salmerino e due lavarelli che erano uno spettacolo, con un filo d’olio e due erbe aromatiche sono piatti che parlano da soli. Può capitare che un pesce sappia di fango, certo, ma solo in alcune specie frequenti nei laghi melmosi, penso alla tinca o al pescegatto. Personalmente, come ristoratore, non ho mai avuto clienti che hanno accusato il pesce lariano di sapere di “palta”. Semmai il nostro problema sono la reperibilità e la quantità del pescato, che sono piuttosto ridotte e vanno tutelate con un’adeguata politica di salvaguardia dell’ambiente e del territorio».
Difende il prodotto locale anche l’assessore all’Agricoltura e alla Pesca di Villa Saporiti, Ivano Polledrotti. «Rispetto il parere di Rossella, ma le migliaia di persone che frequentano le nostre tavole sono il miglior testimonial vivente della qualità dei pesci di lago comaschi. Sul Lario peraltro abbiamo oltre 50 pescatori professionisti, testimonianza di un consumo interno evidente. Fino a qualche anno fa le specie erano limitate ai pesci più nobili, come persico, lavarello e agone. Ora si sta diffondendo anche il consumo di altre specie, come la trota».
Un collega di Rossella, il giornalista Alberto Schieppati, direttore della rivista “Food&Beverage”, che ha casa a Magreglio, sostiene infine che quella del pesce fangoso «è una vecchia mitologia». Infatti, «da quando è ripresa la pesca seria e professionale nei bacini lacustri, dal Garda al Lario, c’è la possibilità di mangiare un ottimo pesce di lago. Se un pesce sa di melma significa che è spacciato per specie di lago, ma non lo è. Occorre certificare e comunicare il luogo di pesca, per evitare il rischio di alimentarsi con qualcosa di “alieno”».
E l’autore di tanto bailamme cosa risponde a questo coro di critiche? Al telefono da Saint-Tropez, Carlo Rossella (nella foto sopra, tra due esemplari di pesce persico del Lario) precisa che l’odio per il pesce di lago è una sua idiosincrasia: «Ho fatto mio un luogo comune. Sono originario di Corteolona, in provincia di Pavia. Sono cresciuto mangiando pesce sul Ticino, ed era pesce ottimo. Ma quello d’acqua dolce che mi viene proposto ora, che sia di lago o di fiume non importa, proprio non mi piace. Sa di fango, ripeto. Non ne mangio più da molti anni, neanche quando visito laghi alpini». Quindi il suo non è un odio contro il pesce lariano in particolare. Le è indigesto anche il prodotto ittico del Garda, dell’Iseo… «Sì, e siccome sono vegetariano, e quindi non mangio carne, pensi a cosa potrebbero dire di me i toscani…», aggiunge Rossella.
Ma cosa rispondere allora ai ristoratori lariani? Nel suo articolo su “Bell’Italia” lei consiglia i formaggi, in alternativa all’odiato pesce. «Sul Lario ho mangiato molto spesso, e mi sono sempre trovato bene, sia in alberghi che in ristoranti. Ha una tradizione nell’accoglienza molto spiccata, una volta con la “Stampa” ho visitato la scuola d’alta cucina aperta allora a Bellagio e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Del resto, i cuochi comaschi sono molto bravi, ne incontro ovunque nel mondo».
Gastronomia a parte, il bilancio di una visita sul Lario alla luce del suo articolo è comunque positivo: «Sì, il Lago di Como è uno dei posti più belli del mondo, è magnifico. Beato chi ci vive. Ci ho fatto spesso il bagno, e tanti bei giri in spider. È ricco di posti da scoprire in barca, a piedi, in bici, in moto. E di luoghi splendidi. George Clooney ha fatto più che bene a prendere casa a Laglio».

Nella foto:
Carlo Rossella

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