Rossocrociati ai Mondiali 2018 con l’italiano Manicone. Quadri: «In Svizzera hanno gufato»

Antonio Manicone

C’è un italiano, milanese di nascita ma un po’ comasco d’adozione, che ai Mondiali di Russia ci sarà e anche da protagonista. Si tratta di Antonio Manicone, ex calciatore dell’Inter e oggi allenatore in seconda della Svizzera, dove ha seguito mister Vladimir Petkovic, con cui aveva già lavorato fino al 2014 sulla panchina della Lazio. Manicone, come detto, è anche un po’ comasco, visto che è stato pure consigliere comunale a Campione d’Italia. Conosce molto bene insomma la realtà dei frontalieri, tra l’Italia e la Svizzera.

Lunedì sera era a San Siro a vedere l’Italia, con la qualificazione già in tasca, dopo la vittoria contro l’Irlanda del Nord. «Avrei preferito tutta la vita andare in Russia in compagnia anche dell’Italia – dice Manicone – Ho visto la partita e il pubblico di San Siro, che conosco molto bene, ha risposto alla grande. Sicuramente senza l’Italia, il Mondiale perde una protagonista importante. Perdono tutti», aggiunge. L’ex centrocampista spiega come a tutte le Nazionali faccia comunque piacere «avere un avversario che ha vinto quattro Mondiali – dice – È come se non partecipassero la Germania, l’Argentina o il Brasile. Eppure è successo e io non me lo aspettavo».

«L’Italia del calcio ha sempre mille risorse – dice ancora – conosco gran parte dei giocatori. Sono professionisti di qualità. Negli anni alla Lazio li ho visti passare tutti. Anche ieri ero fiducioso». Un pensiero anche per la sua Svizzera, però. «Abbiamo fatto bene nel girone di qualificazione, con nove vittorie e una sconfitta, un percorso fantastico. In questi playoff abbiamo trovato l’avversaria con il ranking mondiale più alto delle quattro, l’Irlanda del Nord. Siamo andati a Belfast e abbiamo vinto. Il lavoro di Pektovic ha pagato», dice ancora Manicone. Il pensiero va ancora però agli italiani, proprio a quelli del confine. «La Svizzera è importante per il lavoro di tanti italiani e viceversa, con i frontalieri. I Mondiali potrebbero essere l’occasione per tifare la Nazionale di un Paese confinante e che credo a livello calcistico susciti molta simpatia» conclude Manicone.

Non è proprio della stessa idea il parlamentare leghista Lorenzo Quadri. «In realtà qui in Ticino sono anni che si gufa contro l’Italia del calcio», sorride Quadri. «Quello dei frontalieri del tifo diciamo che non mi sembra un grosso rischio, da un parte e dall’altra del confine», dice il politico e giornalista luganese. «Certo, qualora gli italiani volessero tifare per la nostra nazionale, non faremmo certo delle barricate. Si scherza naturalmente – sottolinea Quadri – Nessuno credo possa equiparare le due situazioni calcistiche». Di certo la Svizzera, pur con un campionato nettamente inferiore e un numero di squadre e tesserati molto distante da quello italiano, ha realizzato nuovamente il sogno della qualificazione Mondiale. Si può parlare forse di un modello di efficienza tutto svizzero anche dentro il mondo del calcio. «Mi sembra un azzardo eccessivo – dice ancora Quadri – Lei ha visto i nomi della nostra Nazionale? Ecco, devo riprendere una famosa battuta del compianto fondatore della nostro Lega, Giuliano Bignasca: “Della nostra Nazionale, di svizzero non c’è moltissimo”», conclude Quadri. In realtà nella prima pagina del “Mattino”, Bignasca, che in gioventù aveva pure giocato per il Lugano, titolò: “Troppi neri in Nazionale!”.

Paolo Annoni

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