Cronaca

RUBENS A VILLA OLMO, LA ZAMPATA CHE SERVIVA

di LORENZO MORANDOTTI

Oggi si alza il sipario sulla grande mostra
Dopo sei mostre consacrate all’Otto e al Novecento, un flashback di due secoli permette a Villa Olmo di rilanciare in modo autorevole, con la maggiore rassegna rubensiana da vent’anni a questa parte in Italia, sul tavolo da gioco delle grandi mostre a livello nazionale. Un mercato che non fa sconti a nessuno, né prigionieri, ma decreta solo vincitori e vinti. Siamo al settimo anno del progetto “grandi eventi” nella storica dimora, dopo non poche incertezze, litigi e anche poderosi e ostinati

colpi di remo in senso contrario. Qualcuno ancora non si è accorto che la cultura sul Lario è una delle risorse centrali per credere in un futuro meno cupo. Senza avere sfere di cristallo e certezze granitiche, c’è da sperare che si sbagli. Intanto godiamoci la mostra di Rubens, augurandoci che replichi e magari batta (per scaramanzia a Palazzo Cernezzi bocche cucite sull’argomento, ma la speranza è palpabile) il record di Magritte del 2006 con oltre 110mila presenze. Intanto il pittore barocco ha già fatto il miracolo. Ha reso cioè concreto e non solo auspicabile un meccanismo che altrove sarebbe ovvio: tutti coloro che visitano l’antologica del maestro fiammingo ha anche un pass gratis, e per giunta senza limiti di frequenza, per entrare nei musei di Como. Forse è destinato a rimanere nel libro nero delle figuracce del passato il paradosso di un imbarazzante contrasto che finora l’ha detta lunga su una città a velocità variabile e senza gioco di squadra: migliaia di persone in fila a Villa Olmo e solo rari amatori in visita alle collezioni.
Forse c’era bisogno di Rubens per dare una zampata di ottimismo alla Como incerta che esce dagli anni Zero del Ventunesimo secolo. Con la sua vita infuocata e pulsante di eventi, di viaggi e di scoperte nel mondo dell’arte, con le sue opere energiche e potenti che esprimono senza tentennamenti la pienezza della vita, oltre che le inquietudini dei tempi in cui nacquero, Rubens indica un “effetto volano” benefico per Como. Si spera che con lo stesso entusiasmo si valorizzino, un giorno, anche altri tesori degni di attenzione. Fuori i nomi? Terragni e Sant’Elia.

Nella foto:
Tigre che allatta i cuccioli, un olio su tela della bottega di Rubens che risale al 1620 circa. È una delle opere in scena da oggi a Villa Olmo
26 marzo 2010

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