Cultura e spettacoli

Rubini torna alla passione per il teatro con Cechov

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L’attore e regista pugliese si confessa
Sarà il 20 novembre a Chiasso con “Zio Vanja” per la regia di Marco Bellocchio

Uno dei capolavori assoluti del teatro cechoviano, “Zio Vanja”, per la regia di Marco Bellocchio, sarà in scena al Teatro di Chiasso, mercoledì 20 novembre, alle 20.30. A vestire i panni di Zio Vanja e del professor Serebrjakov in Canton Ticino, ci saranno rispettivamente Sergio Rubini e Michele Placido, con loro sul palco anche Piergiorgio Bellocchio e Anna Della Rosa.
Una bella occasione per parlarne con l’acclamato attore e regista pugliese: «Purtroppo – racconta Rubini – quella

per il teatro è una passione che ho sempre poco tempo per coltivare. Il teatro rappresenta la “terra natia”, è un luogo di formazione che ogni volta regala grandi emozioni. Ma non nascondo nemmeno di avere ricevuto molte proposte e di averle rifiutate perché in alcune situazioni vedevo nel teatro una sorta di maschera museale».
In questa occasione ritrova molti amici.
«Ed è una delle ragioni per cui ho accettato. Soprattutto per la presenza di Marco Bellocchio che avevo già frequentato ne “Il gabbiano”. Lui è un credibile e profondo conoscitore dell’opera di Cechov».
Proprio Cechov diceva che la musica e il vino sono stati il cavatappi della sua vita. Per lei lo sono stati il cinema e il teatro?
«Se per cavatappi si intende l’opportunità di venire fuori, allora sì. Ma anche la mia famiglia, i miei genitori, in questo senso, sono stati determinanti. Mio padre, ferroviere, covava una grande passione per l’arte in un contesto, la Puglia degli anni ’60, in cui questo risultava addirittura stravagante».
Tra i tanti film che ha girato ne ricorda qualcuno con più affetto?
«Rappresentano momenti diversi della mia vita; in realtà sono affezionato a tutti, anche a quei film che all’inizio sembravano meno fascinosi. Ricordo, però, che nel 1987, quando nello stesso anno girai “Intervista” di Federico Fellini e “Il Grande Bleck”, l’opera prima di Giuseppe Piccioni, che un maestro e un esordiente non erano poi così diversi: il fuoco che li muoveva era lo stesso. Fu una bella lezione».
Sicuramente sono molti i registi che le vogliono bene e continuano a chiamarla.
«Fa davvero piacere, e la soddisfazione più grande è proprio quella di essere richiamato dallo stesso regista più di una volta. Proprio oggi esce “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi, un maestro con cui ho lavorato molto in questi anni, insieme abbiamo girato cinque film».
Intanto lei si è “rifatto vivo” con un film che ha avuto ottime critiche.
«Avevo voglia di fare una commedia ed Emilio Solfrizzi e Neri Marcorè mi sembravano una bella coppia. Però non ho pensato al solito film di costume italiano; con “Mi rifaccio vivo” ho cercato riferimenti nella commedia americana, provando a strappare un sorriso alle platee con riflessioni e ottimismo. Ne ho fatti pochi di film così, ho sempre pensato che il lieto fine fosse una fregatura, oggi, invece, penso sia un atto di coraggio».
Non ama frequentare la televisione?
«Diciamo che non avrei molto tempo per la tv. E, in ogni caso, l’ho fatta quando ci sono state occasioni interessanti come il “Conte di Montecristo” nel 1996».
Pensa che le Film Commission possano portare benefici anche al Lago di Como?
«Di certo, quando lavorano bene, possono rappresentare una grande opportunità. In Puglia, ad esempio, questo è successo; la “Commission” in questa regione ha funzionato perfettamente a tutti i livelli, interpretando ottimamente gli stimoli ricevuti dal territorio. Il ritorno turistico è la prima ragione di queste istituzioni: seguendo gli esempi più virtuosi, la Film Commission lombarda potrà diventare importante anche per voi».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Nella città di frontiera Sergio Rubini reciterà con Michele Placido, Piergiorgio Bellocchio e Anna Della Rosa
14 Novembre 2013

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