Sabato in fuga dalla politica a 3mila metri di quota fra neve e ghiaccio

Ho vissuto il giornalismo d’alta quota, ieri pomeriggio. Giuro che, a un certo momento, mi è parso di essere l’incarnazione di Reinhold Messner: altissimo (utopia), purissimo (impossibile), lievissimo (devo dimagrire).
È andata così. Alla disperata caccia di qualche notizia, ho iniziato a telefonare qua e là – a politici di estrazione varia – per sapere se vi fosse qualche scoop indebitamente in libera uscita e pronto ad essere ghermito per queste stesse pagine. In giornate di smog e blocchi del traffico, ho deciso di sentire l’assessore alla Viabilità di Palazzo Cernezzi, Stefano Molinari.
Ho composto il numero, ho atteso qualche squillo e poi ecco la risposta: l’ululato di un vento gelido, lo scricchiolio sinistro di ghiaccio calpestato, e infine una voce umana. «Sono a 3mila metri, possiamo sentirci dopo?». Ovviamente ho accettato, pur chiedendomi cosa ci facesse un assessore lacustre ai Trasporti in vetta a un ghiacciaio con il cellulare in mano. Ma la vera sorpresa è arrivata subito dopo, quando – per porre le stesse domande sui potenziali blocchi del traffico a Como – ho chiamato il capogruppo del Pdl, Marco Butti. Ho composto il numero, ho atteso qualche squillo e poi ecco la risposta: l’ululato di un vento gelido, lo scricchiolio sinistro di ghiaccio calpestato e poi la risposta: «Sono a 3mila metri, possiamo sentirci dopo?». Naturalmente ho accettato, pur chiedendomi cosa ci facessero un consigliere comunale e un assessore in vetta a un ghiacciaio con il cellulare in mano. Alla fine, ho ipotizzato tre possibili risposte: 1) sciata ad alta quota; 2) fuga da un grizzly furioso; 3) baita per polenta e capriolo. Escluderei la prima.

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