Sacerdote e giornalista, ritratto inedito di Brusadelli

Don Brusadelli, colto di spalle e inginocchiato, bacia la mano al cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, durante una sua visita alla sede del giornale L’Ordine, nel 1961

Un mito del giornalismo comasco al microscopio in una biografia critica che intende sollevare dibattiti e spezzare schemi ritenuti ormai superati.
Il giornalista e storico lariano Roberto Festorazzi dedica la sua più recente fatica editoriale edita da “Il Silicio”, Don Brusadelli. Il santo giornalista alla figura di don Peppino Brusadelli, battagliero direttore dell’Ordine dal 1941 al 1977, anno della sua morte.
«La figura del sacerdote-giornalista – annota Festorazzi – non è stata affrontata fino ad ora nei suoi gradi e livelli di complessità Vi sono almeno due ragioni. Per prima cosa, non si è avuto accesso, che in anni recenti, al lascito spirituale più impressionante di don Brusadelli, che non è rappresentato forse dalla pur imponente mole dei suoi scritti giornalistici, quanto piuttosto dalle meditazioni liturgiche ed extra-liturgiche, da lui pronunciate per gli studenti universitari comaschi della Fuci, di cui era assistente spirituale».
«In secondo luogo – questa è l’analisi di Festorazzi nel suo libro su questo «fuoriclasse dei media» impegnato nella «trincea di un piccolo foglio di provincia» – l’infelice e triste tramonto dell’Ordine, la “creatura” editoriale affidata alle sue cure, alla sua intelligenza e al suo zelo apostolico per tanti decenni, tanto da esserne da lui forgiata a propria immagine e somiglianza, ha costituito un impedimento a tracciare finalmente il fedele ritratto biografico di questa personalità dalla gigantesca statura intellettuale, che ha lasciato un’impronta davvero epocale».
Aleggia soprattutto una clamorosa rimozione, dice Festorazzi.
«A sfavore della storicizzazione della figura di Brusadelli ha giocato anche un’altra circostanza pure inoppugnabile: almeno negli ultimi dieci anni della sua direzione del quotidiano, il prete lariano fu percepito come un’anima divisiva del mondo cattolico, per l’accanimento con il quale indirizzava i suoi strali in una certa direzione e a sostegno di tesi insistite quanto unilaterali, sul piano sia ecclesiale, sia politico, sia culturale. Inevitabile, dunque, che, contro le stesse intenzioni che animavano la sofferta battaglia di don Peppino, la Chiesa comasca, a cominciare dal suo clero, fosse divenuta profondamente discorde sul giudizio da riservare alle posizioni dell’Ordine».
Un libro che è anche un ritratto intimo di una generazione.
Nato a Como nel 1965, autore di una trentina di saggi storici, Festorazzi ha esordito scrivendo il suo primo articolo proprio sull’Ordine, nell’aprile del 1982.

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