Sacro Monte, gioiello e cantiere virtuoso

Sacro Monte Ossuccio

Un luogo privilegiato di riflessione che può anche essere meta di una gita estiva per ritemprare, oltre allo spirito, anche il corpo, abbeverandosi con una delle più splendide vedute sul lago.
Stiamo parlando del Santuario della Madonna del Soccorso che con le cappelle del Sacro Monte sovrasta Ossuccio, sulla sponda occidentale del Lago di Como, in una incantevole posizione panoramica.
Un patrimonio culturale unico, tra i beni dell’umanità tutelati dall’Unesco fin dal 2003, che comprende 14 cappelle, la Chiesa e l’antistante portico, la Cappella della Beata Vergine del Soccorso e il Campanile.
A circa un chilometro dal Santuario, inizia il viale delle cappelle, lungo il quale si allineano i 14 tempietti barocchi, che racchiudono le scene rappresentanti i fatti della vita di Gesù e della Madonna ricordati nei misteri del rosario (il 15° mistero è raffigurato in santuario).
I lavori per la costruzione del Sacro Monte si datano tradizionalmente al 1623, anno in cui risultavano già esistenti o in fase di allestimento gli analoghi complessi monumentali di Varallo, Orta, Varese, Ghiffa e Domodossola.
I fatti sono raffigurati con statue in stucco e terracotta di grandezza naturale e con affreschi.
Le cappelle, realizzate tra il 1635 e il 1710, sono veri capolavori d’arte degli stuccatori della scuola intelvese, e rappresentano una singolare documentazione etnografica e folcloristica di quei secoli, con autore principale lo stuccatore Agostino Silva di Morbio (1620-1706).
Un luogo di elezione per il visitatore (considerato anche che oltre il santuario si può raggiungere un altro gioiello, San Benedetto in Valperlana, proprietà privata ma da tempo è in corso una trattativa per farlo diventare bene diocesano), specie nell’epoca post-covid che invita a riscoprire mete di turismo dolce e prossime a casa, in tutta sicurezza.
Oltre a ciò il Sacro Monte lariano è una sfida per il territorio e anche un modello di sviluppo.
Da un lato c’è il problema della manutenzione: le cappelle sono state oggetto negli anni di vari interventi di restauro, ultimamente hanno riguardato la seconda, la sesta, la dodicesima e la tredicesima cappella. Quelle che necessitano di interventi urgenti sia per la copertura che per le sculture sono la decima, la terza e la quarta.
I finanziamenti per questo genere di restauri nel corso del tempo si sono trovati su bandi specifici (ad esempio con fondi della Fondazione per la comunità comasca e del ministero peri beni culturali), sia pure con le difficoltà che sempre incontra la gestione dei beni culturali.
Ma ora, burocrazia e Covid permettendo, il Sacro Monte ha di fronte una importante sfida per il prossimo anno e per gli anni a venire. L’architetto Roberto Segattini, specialista nel settore del restauro e autore del progetto, ce la illustra.
«L’ente santuario ha visto assegnati lo scorso febbraio i fondi di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia (erano in lizza 8 milioni) per finanziare sull’arco di un triennio i “progetti emblematici maggiori” del territorio. Ci sono stati assegnati su 1 milione e 890mila euro necessari richiesti, un milione e 350mila euro, e la curia dovrebbe coprire con suoi fondi la parte restante».
Gli interventi emblematici si concretizzano in progetti caratterizzati da un alto grado di complessità organizzativa, strutturale ed economica, e affrontano problemi specifici di un territorio, sperimentano politiche innovative in campo sociale, culturale, ambientale, scientifico ed economico.
Mirano a un cambiamento delle condizioni di vita delle persone, attraverso un processo di progettazione e sperimentazione, gestito congiuntamente con altri soggetti pubblici e privati.
In questo senso, gli interventi emblematici rispondono ai requisiti di esemplarità per il territorio e di sussidiarietà di intervento. Cosa si farà a Ossuccio? Una sala polifunzionale e una foresteria.
«Il progetto da me firmato che ha vinto il bando prevede due grandi nuclei – dice Segattini – Dapprima la realizzazione, nel sottotetto dello stabile attiguo al santuario dove è attivo un ristorante, di una sala polifunzionale da 70 posti e tre camere con servizi. Il secondo nucleo di intervento riguarda il recupero di cinque rustici quasi tutti di proprietà dell’ente, ex magazzini ed ex stalle, per realizzare foresteria e luoghi per la ricettività, con una formula di albergo diffuso che sta prendendo piede in questi ultimi anni. Il progetto ha già le autorizzazioni della soprintendenza e del Comune di Tremezzina, con il quale c’è anche un accordo per migliorie alla strada che corre parallela al percorso pedonale delle cappelle, la cosiddetta “via del Carro”». Tutto bene quindi? Non proprio. A parte la pandemia che ha rallentato tutto, a fine giugno la Regione – che del milione e 350mila si fa carico della maggior parte ossia un milione di euro, mentre i 350mila sono di Fondazione Cariplo – ha imposto che il progetto sia soggetto alla normativa sui lavori pubblici.
«Questo complica molto le cose – dice l’architetto Segattini – per un ente privato come il santuario che non è mai stato una stazione appaltante e che non ha dimestichezza con direzione lavori, gara da bandire, rendicontazioni e altre complicazioni a carattere amministrativo. Diciamo che il 2020 sarà propedeutico a far partire l’intera procedura che dovrebbe diventare operativa nel 2021 per un cantiere che poi è previsto duri tre anni».
Comunque sia quello di Ossuccio è un esempio di operatività virtuosa, che è stato negli anni agevolato non poco dall’essere il sacro monte un bene tutelato dall’Unesco: «Ha sempre costituito – commenta l’architetto Roberto Segattini – un elemento distintivo nei punteggi assegnati ai progetti in sede di bandi cui il Sacro Monte di Ossuccio ha concorso, specie a livello regionale, senza contare i 30/40 mila euro circa che complessivamente l’Unesco tramite la comunità europea ha fatto arrivare al santuario per specifici interventi di miglioria».

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