Sagnino, scuola “fantasma” con una piscina abbandonata

Piscina comunale abbandonata

La scaletta per immergersi è arrugginita e traballante. A bordo vasca, ammuffiti e abbandonati in un angolo, le file di galleggianti un tempo utilizzati per suddividere le corsie. E dentro, nella vasca, nemmeno l’ombra dell’acqua ma detriti, calcinacci e rifiuti di ogni genere compresi un pallone da basket e uno da pallavolo. Sembra un triste destino quello riservato dalla città di Como alle piscine, dopo l’epopea ancora non conclusa della vasca olimpionica di Muggiò. A guardarlo da vicino quello di Sagnino appare come un bell’impianto, dotato di piccoli spalti, spogliatoi e due corsie. Certo, poche, bisogna però ricordare che stiamo parlando di una splendida vasca esistente e un tempo funzionante all’interno di una scuola, la secondaria di primo grado “Don Milani” a Sagnino. Dove un tempo non solo gli studenti ma anche persone provenienti dall’esterno potevano utilizzarla.

Sono però più dieci anni che versa in condizioni di assoluto abbandono. E aggirandosi per il resto dell’edificio, in più punti, tra reti con cartelli che interdicono il passaggio, caloriferi staccati e accatastati, mura scrostate e segni di infiltrazioni d’acqua, non si può che domandarsi come si sia arrivati a una tal stato di rovina. Ecco allora che stupisce ancora di più apprendere che parte della scuola è invece perfettamente funzionante e popolata non di fantasmi ma da ragazzi in carne e ossa e insegnanti volenterosi e appassionati del mestiere che fanno pulsare l’istituto, o almeno quella parte ancora agibile. «Purtroppo sono più di 6 anni che mancano serie operazioni di manutenzione nell’immobile – spiega Cecilia Tettamanti, la referente della scuola di Sagnino che fa parte all’Istituto comprensivo Como Nord (con plessi anche a Ponte Chiasso, Monte Olimpino e Campione d’Italia) – La situazione è andata via via peggiorando e affonda le radici nel tempo, sia con la giunta Lucini che con quella attuale. Peccato, perché abbiamo una scuola bellissima con uno splendido giardino, una palestra rifatta da poco ma tutto intorno viviamo a contatto con degrado, sporco e pericoli. Ecco perché gran parte dell’edificio è interdetto agli alunni». E infatti gli studenti possono vivere solamente il piano terra della loro scuola. I due livelli inferiori dove ci sono aule, una mensa, laboratori e la piscina sono inutilizzabili.

«Abbiamo un centinaio di studenti suddivisi in 5 classi. Facciamo l’impossibile per tenere viva la nostra scuola. Abbiamo uno splendido giardino ma anche in questo caso lo usiamo poco. Fino a poco tempo fa c’erano alberi pericolanti – spiega la dirigente – Di recente l’assessore competente, Pierangelo Gervasoni, li ha fatti sistemare e ha fatto tagliare il prato (oltre a far eseguire alcuni lavori su dei pluviali rotti), e lo ringraziamo ma purtroppo si dovrebbero fare interventi drastici. A partire, ad esempio, dalla sistemazione di tutte le radici sporgenti che rendono poco fruibile lo spazio verde. Nel complesso per ridare dignità alla scuola, attrarre più ragazzi e riaprire aree chiuse e fatiscenti ci vorrebbe un piano da due milioni di euro». La richiesta non è quella di mettere sul tavolo una simile cifra ma di prevedere interventi di manutenzione straordinaria che consentano almeno di «imbiancare i muri, realizzare due bagni nuovi, sistemare la caldaia che è spesso rotta perché ormai molto vecchia. Fatto che ci costringe a passare ogni anno delle settimane al freddo per i continui guasti. Noi ci impegniamo in tutto, abbiamo una splendida aula informatica, abbiamo le Lim in ogni aula e crediamo nella nostra scuola».

C’è poi anche il tema della palestra che rappresenta forse l’esempio di come a volte si operi in maniera incomprensibile. Di recente ristrutturata (con un progetto da 103mila euro nel 2018) è però dotata di un solo calorifero. Inoltre gli spogliatoi sono nell’area inagibile e per accedere i ragazzi devono fare lo slalom tra i caloriferi smontati e abbandonati a ridosso di una parete. Infine, il ragionamento sull’utilità di pensare a un accorpamento di alcuni plessi parte dalla constatazione che, a causa del costante calo demografico, soprattutto nei piccoli comuni o nei quartieri, ci sono sempre meno bambini e più classi vuote. Fatto che ha portato ad avere spesso edifici scolastici in disuso.

«Qui potremmo, se si facessero dei lavori adeguati, accorpare ad esempio la sede di Monte Olimpino e non solo. C’è molto spazio. Certo sono decisioni complicate sia per chi le deve prendere che per le famiglie abituate alla propria realtà ma rendendo tutto più efficiente avremmo magari più possibilità di avere una struttura degna», chiude Cecilia Tettamanti.


Il comune
L’assessore competente Pierangelo Gervasoni conferma come negli ultimi mesi siano stati eseguiti alcuni importanti interventi ma si spinge oltre ampliando il ragionamento. «Purtroppo, come spiegato dalla dirigente, ormai con il calo di studenti ha forse più senso pensare a un accorpamento delle scuole. Fatto sul quale ci siamo confrontati e abbiamo intenzione, passata l’emergenza Covid, di riflettere in maniera più approfondita. La struttura di Sagnino è molto bella seppur bisognosa di lavori ma sarà determinante capire le reali necessità del territorio per individuare la soluzione migliore laddove si decidesse di riunire alcuni plessi. Per la scuola di Sagnino ci vorrebbero veramente diversi milioni di euro per sistemarla. Oggi siamo impegnati al massimo per consentire ai ragazzi di svolgere regolarmente le lezioni. In futuro decideremo».

Piscina comunale abbandonata
Piscina comunale abbandonata all’interno della scuola media Don Milani di Sagnino

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