Salari minimi a 3mila franchi opportunità e rischi in agguato si lavora sui tavoli della politica

altLa Lega dei ticinesi all’attacco, cresce il fronte dei contrari
«Un’opportunità, ma anche un rischio per i frontalieri». Sono le prime parole di Alessio Butti, senatore lariano di Fratelli d’Italia Centrodestra nazionale sulla decisione del Consiglio di stato ticinese di garantire ai lavoratori un salario minimo di 3mila franchi. Un sostanzioso ritocco verso l’alto per i dipendenti – in prevalenza frontalieri – attivi nei settori del commercio al dettaglio, della fabbricazione di apparecchiature elettriche e della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica.

«Vista così la notizia può apparire incoraggiante. Ma bisogna stare attenti – aggiunge il senatore Butti – Il mercato del lavoro svizzero è atipico. Adesso bisognerà capire se a questa decisione ne seguiranno delle altre. Ad esempio quella di agevolare i datori ticinesi intenzionati ad assumere lavoratori svizzeri, creando di fatto difficoltà serie ai nostri frontalieri».
Il salario minimo come concetto «è ovviamente un’idea assolutamente valida. Ma ogni medaglia ha un rovescio. La crisi ha infatti investito anche il Ticino e magari molti datori ora potrebbero decidere di rinunciare a utilizzare un dipendente italiano», dice Butti.
Intanto sul sito de “Il Mattino”, il settimanale della Lega dei Ticinesi di Giuliano Bignasca è cominciata una nuova campagna contro i frontalieri. «Purtroppo ancora una volta i leghisti d’oltreconfine vogliono sfruttare la situazione per criticare i nostri lavoratori. La decisione è stata assunta senza interpellare le associazioni imprenditoriali che hanno già fatto ricorso».
Il riferimento è all’Aiti (associazione industrie ticinesi) che ha già chiesto l’intervento del tribunale federale. «È presto per gioire o per preoccuparsi», conclude Alessio Butti.
«Per diversi anni la Lega dei ticinesi ha condotto una battaglia sul dumping salariale. Ora sembra si stia facendo qualcosa – interviene Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Regione Lombardia – Il riconoscimento di un salario minimo dovrebbe proprio evitare ipotesi di dumping. Questa decisione mi sembra un’ottima opportunità per i frontalieri. Il loro salario, in futuro, sarà simile a quello delle persone con le quali lavorano tutti i giorni».
Nel frattempo, sempre nella Confederazione e sempre in tema di salari, è arrivata una prima risposta all’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera (Uss), che puntava a garantire a tutti gli svizzeri uno stipendio minimo di 4mila franchi al mese. «Il salario base – aveva detto il presidente dell’Uss Paul Rechsteiner – è necessario. Non va disattesa la promessa secondo cui chiunque abbia terminato un apprendistato può vivere del suo salario e fondare una famiglia».
E proprio per difendere questo principio, l’Uss ha lanciato un’iniziativa denominata “Per la protezione dei salari equi”, che è già stata bocciata dal Consiglio federale nello scorso luglio e che ha ricevuto un altro stop. Il Consiglio federale, lo scorso 16 gennaio, si è infatti dichiarato contrario all’introduzione di salari minimi. Ha trasmesso al Parlamento il messaggio con cui invita a respingere l’iniziativa popolare dell’Unione sindacale svizzera (Uss).
Il Consiglio federale ha affermato di condividere gli obiettivi dei promotori dell’iniziativa, ossia fare in modo che chiunque possa vivere degnamente del proprio lavoro. Tuttavia, ritiene che il testo non sia lo strumento adatto al raggiungimento di questo scopo.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Una pioggia di franchi svizzeri nelle tasche dei frontalieri? La decisione di elevare i salari minimi potrebbe avere però ripercussioni “pericolose” per chi varca ogni giorno il confine per lavorare

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