Salario minimo in Ticino dal 2021: buone notizie per 9mila frontalieri. Ma la legge potrebbe essere sottoposta a referendum

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Il Parlamento del Canton Ticino ha approvato la legge che istituisce il salario minimo. Quattro anni e mezzo dopo un voto popolare seguito a una raccolta di firme dei Verdi, che nella primavera del 2015 portarono i cittadini alle urne sulla loro iniziativa «Salviamo il lavoro in Ticino!», il Gran consiglio di Bellinzona – con 45 voti a favore, 30 contrari e un astenuto – ha dato via libera mercoledì sera alla nuova normativa. Un compromesso trovato non senza difficoltà che prevede, dal 2021 al 2024, un innalzamento progressivo dei salari minimi da 19,75 franchi sino a 20,25 franchi all’ora.
Secondo i calcoli fatti già a settembre di quest’anno dal governo ticinese e trasmessi alla commissione parlamentare che stava istruendo la norma, le misure adottate dovrebbero innalzare gli stipendi più bassi a un minimo mensile oscillante tra i 3.500 e i 3.640 franchi al mese (per chi lavora a tempo pieno).
Questo aumento dovrebbe interessare all’incirca 13mila persone, oltre il 60% delle quali dovrebbero essere frontalieri. I maggiori costi per le imprese sono stati invece calcolati attorno ai 5 milioni di franchi all’anno.
A favore della nuova legge sul salario minimo si sono espressi la Lega, il Partito Popolare Democratico (Ppd), i Socialisti e i Verdi. Contrari invece i Liberali Radicali, l’Unione Democratica di Centro (Udc) e il Movimento per il Socialismo (Mps), che proponeva aumenti superiori a quelli indicati da tutti gli altri gruppi parlamentari.
Affinché il Ticino avesse un salario minimo, come detto, ci sono voluti quattro anni e mezzo ma non è ancora certo che la misura sarà applicata. La nuova legge potrebbe infatti essere sottoposta al vaglio referendario. E non è affatto da escludere che ciò accada. I Liberali, infatti, hanno mosso moltissime critiche e al termine della seduta di mercoledì, subito dopo il voto del Gran consiglio, hanno reso noto un comunicato nel quale spiegano che «la proposta accettata mette a rischio salari e posti di lavoro dei ticinesi». Il Plrt aveva in effetti proposto di verificare in corso di applicazione la norma sul salario minimo ma il suo emendamento è stato bocciato.
«Respingendo la nostra proposta – hanno perciò commentato i Liberali – il Parlamento si è legato le mani, privandosi di fatto della possibilità di intervenire subito se si dovessero manifestare effetti negativi, come ad esempio il livellamento dei salari dei residenti verso il basso».
La preoccupazione di molti, infatti, è che il salario minimo diventi uno standard e quindi finisca per ridurre le retribuzioni dei residenti.

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