Cronaca

Sale il grido disperato dei papà separati. Decine di comaschi in cerca d’aiuto

altSocietà
A Cantù è attiva una “Casa Famiglia” in cui vivono stabilmente 7 persone
Molti tornano a casa dai genitori. Qualcuno si trova costretto a dormire in macchina e a chiedere aiuto persino per mangiare. «I papà separati, sempre più spesso, sono i nuovi poveri e la risposta, in termini di aiuto e assistenza, è tuttora insufficiente». Parole che don Andrea Cattaneo pronuncia non rifacendosi a studi e statistiche, ma a un’esperienza concreta. Nata dal rapporto personale, quotidiano, con tanti uomini che hanno alle spalle una famiglia spaccata e i cui conti non tornano

più.
Un problema economico che si aggiunge al disagio psicologico e alla sofferenza.
Don Andrea, affiancato da esperti e volontari, accoglie tutti nella Casa dei padri separati, una struttura creata a Cantù, attiva in via sperimentale da circa un anno. Il progetto va avanti grazie alla generosità e all’impegno di tanti e offre un servizio ancora inesistente in gran parte d’Italia. «Ci occupiamo dei padri separati dai figli, la nostra attenzione è rivolta proprio a salvaguardare il rapporto di questi uomini alle prese con un matrimonio fallito e con i loro figli – dice il sacerdote – Abbiamo 7 posti letto, di fatto sempre occupati. E in pochi mesi abbiamo ricevuto oltre 60 richieste di aiuto, quasi tutte dalla zona di Cantù, Como e dintorni. A riprova di un’esigenza sempre più forte, anche in un territorio apparentemente ricco, di una domanda ancora in gran parte sconosciuta anche ai servizi sociali».
Il problema della casa, dopo la separazione, diventa per molti un ostacolo insormontabile.
«Quando hai uno stipendio normale o, peggio, hai perso il lavoro, versare l’assegno di mantenimento per i figli, pagare magari il mutuo o altre spese fisse esaurisce di fatto tutta la disponibilità economica – aggiunge don Andrea – Diventa così impossibile pagare l’affitto di una casa. Questo significa, oltre che un grave disagio personale, non avere nemmeno uno spazio adeguato ad accogliere i figli nei momenti in cui sono affidati al padre. Un problema che può compromettere ulteriormente il rapporto».
Oltre alle 7 camere, la Casa dei padri separati offre anche altri spazi ideati per garantire un ambiente familiare a papà e figli.
«Da gennaio attiveremo un nuovo progetto – spiega ancora il presidente – che prevede l’apertura della casa il sabato e la domenica per offrire uno spazio sereno e accogliente agli uomini che vogliono stare con i loro bambini ma non sanno dove andare». La struttura funziona, come detto, grazie alla generosità dei benefattori e alla collaborazione dei volontari.
«Abbiamo lanciato il “progetto 10×100” – spiega don Andrea – In pratica, ogni mese cerchiamo 10 famiglie disposte a donare 100 euro per coprire le spese di gestione della casa. Finora ci siamo sempre riusciti. Abbiamo poi l’aiuto del Banco Alimentare e di molti negozi della zona, che ci offrono tanto. Abbiamo poi i volontari, una figura fondamentale. A questo proposito, siamo sempre alla ricerca di persone disposte ad aiutarci quindi chiunque volesse farsi avanti è benvenuto».
Ai papà separati, l’associazione offre anche un supporto legale e psicologico. «Davanti alla complessità del fenomeno, è riduttivo offrire soltanto un letto e un alloggio – dice Claudia Scilletta, psicologa e psicoterapeuta, referente del progetto Sei forte papà, attuato nella struttura di Cantù – Occorre aiutare questi uomini a fare chiarezza sui propri sentimenti e su quelli dei figli per poi coltivare e garantire al meglio il rapporto in una situazione di separazione. I fattori che influenzano il vissuto dei figli sono molteplici ed è fondamentale personalizzare il progetto, calibrare il tipo di risposta in base alle singole situazioni, al disagio e al bisogno manifestato».

Anna Campaniello

Nella foto:
La “Casa dei padri separati” è una struttura di accoglienza creata a Cantù e attiva in via sperimentale da circa un anno (foto Fkd)
26 ottobre 2014

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