Salgono a 120 gli esuberi alla Holcim

altMerone – Giovedì sera alle scuole medie si terrà un’assemblea pubblica alla quale parteciperanno i sindaci del territorio
Ieri l’assemblea dei lavoratori con i sindacati, domani lo sciopero di 8 ore
Salgono a 120 i posti di lavoro a rischio alla Holcim di Merone. Ai 90 esuberi già emersi nei giorni scorsi tra gli addetti alla produzione si aggiungerebbero infatti una trentina di impiegati.
Ieri i dipendenti della cementeria erbese si sono riuniti in assemblea per discutere la difficile situazione con i rappresentanti sindacali. Il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, organizzato ieri, è stato confermato anche per oggi. E domani i lavoratori incroceranno le braccia:

otto ore di sciopero per respingere i 180 licenziamenti prospettati dalla multinazionale del cemento tra Merone e le altre unità produttive di Ternate-Comabbio (Varese) e Morano Po (Alessandria) e per contestare l’assenza di un piano industriale per il rilancio del marchio Holcim in Italia.
Giovedì sera, inoltre, nell’aula magna delle scuole medie di Merone si terrà un’assemblea pubblica sul futuro della cementeria, alla quale parteciperanno i sindaci del territorio e alla quale sono stati invitati i consiglieri regionali e i parlamentari comaschi.
Ieri mattina Chiara Braga, deputata del Pd, è arrivata davanti ai cancelli della cementeria per ascoltare le ragioni dei dipendenti e portare la sua solidarietà.
«La Holcim – ha dichiarato ieri il sindaco di Merone, Pietro Brindisi – rappresenta a livello locale quello che Fiat rappresenta su scala nazionale. La cementeria è legata al territorio non soltanto con le maestranze che vi lavorano, ma anche con l’indotto, che non è da poco».
All’assemblea erano presenti numerosi sindacalisti. «Il territorio dell’Erbese – ha sottolineato Alessandro Tarpini, segretario generale della Cgil di Como – non può permettersi che l’attività della cementeria cessi o venga drasticamente ridotta perché è un territorio che in questi ultimi quattro anni è già stato letteralmente massacrato dalla crisi».
Salvatore Monteduro, numero uno della Uil di Como, ha chiesto «l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, cioè della cassa integrazione, affinché si possa superare questo difficile momento congiunturale per poi verificare effettivamente quale debba essere il piano di ristrutturazione necessario».
Venerdì scorso l’azienda ha annunciato i 180 esuberi previsti tra lo stabilimento di Merone – dove verrà spento il grande forno rotante utilizzato per cuocere i minerali e produrre il clinker, un semilavorato a sua volta impiegato per dare vita al cemento -, quello di Ternate-Comabbio in provincia di Varese, dove verrà concentrata la produzione di clinker, e il centro logistico di Morano Po (Alessandria) che verrà chiuso.
Nel comunicato diffuso venerdì scorso, la multinazionale del cemento ha sottolineato che «la difficile situazione macro-economica del Paese e l’ulteriore posticipo della ripresa del settore dei materiali da costruzione hanno determinato una situazione non più sostenibile». Da qui i 180 esuberi, in gran parte concentrati a Merone.
L’azienda, tuttavia, lascia la porta aperta al dialogo con i sindacati. Ieri Manuela Macchi, responsabile della comunicazione della Holcim, ha sottolineato che il piano di ristrutturazione «verrà comunque discusso prossimamente con i sindacati». E ha aggiunto: «Ovviamente ci saranno determinati percorsi da seguire e sarà illustrato il piano industriale, ma attraverso il dialogo sociale verranno fatte tutte le necessarie valutazioni. Sicuramente – ha assicurato Manuela Macchi – questo processo verrà gestito in modo responsabile».
Ieri mattina sui volti dei dipendenti della Holcim, molti dei quali sono impiegati nella cementeria da diversi anni, alcuni da decenni, prevalevano però lo sconforto e la preoccupazione. «È dura tirare avanti se perdo il posto di lavoro», ha detto uno dei dipendenti. «Che potesse accadere qualcosa ce lo aspettavamo – gli ha fatto eco un collega – vedendo sia la situazione dell’edilizia sia, al nostro interno, l’andamento delle vendite e il calo del via vai di camion».
«Io lavoro qui da 22 anni, sono sposato e ho 5 figli – ha poi raccontato un altro dipendente della Holcim – Devo tenere duro soprattutto per questo, per la mia famiglia. Non dispero, fino all’ultimo sono qui e resterò qui, voglio vedere come andranno le cose, come andrà a finire questa vicenda».
Tra i dipendenti della cementeria anche molte donne. «Tra poco compirò 42 anni e credo che non sarà facile ricollocarmi pur avendo una laurea e un’esperienza lavorativa più che decennale», ha spiegato una di loro all’esterno dei cancelli dello stabilimento erbese.
«Il futuro fuori di qui è ancora più grigio – ha poi sottolineato una collega – In giro non c’è lavoro e anche la ripresa sembra molto molto lontana. Qui alla Holcim lavora anche mio marito. Abbiamo una bambina di 1 anno e perdere due stipendi contemporaneamente fa la differenza. Spero che almeno uno di noi due possa conservare il posto di lavoro».

Marcello Dubini

Nella foto:
Un momento dell’assemblea tra sindacati e lavoratori che si è tenuta ieri mattina alla Holcim di Merone (foto Fkd)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.