Salta l’incontro di domani al Viminale. Il sindaco: «Vogliono cancellare Campione»
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Salta l’incontro di domani al Viminale. Il sindaco: «Vogliono cancellare Campione»

«Se vogliono cancellare il paese di Campione d’Italia dalla cartina ce lo dicano». La voce del sindaco dell’enclave, Roberto Salmoiraghi, tradisce l’apprensione e lo sgomento per tutto ciò che sta succedendo. La comunità campionese è in ginocchio. E l’immagine non è abusata. Con il fallimento del Casinò, praticamente, nulla rimane in piedi. La ruota della casa da gioco è la stessa che fa girare il paese. Ferma una, si bloccano anche tutte le altre.
«Mi chiedo se ci sia un disegno», dice Salmoiraghi. Incredulo di fronte a quelle che definisce «soluzioni pilatesche».
Se ne lavano le mani. È questo il pensiero ricorrente tra la gente. Che da un giorno all’altro si è vista crollare il mondo addosso.
A metà pomeriggio, poco prima delle 17, da Roma è arrivata in municipio la comunicazione del ministero dell’Interno di annullamento della riunione convocata per domani. Il sindaco di Campione aveva chiesto di poter esporre in modo più dettagliato e compiuto la situazione e aveva già preparato un voluminoso dossier da portare con sé nella capitale.
Poi lo stop. Inatteso. E in un certo senso preoccupante. Uno stop letto alla stregua di un cattivo segnale. «Non si può dimenticare una comunità che sta morendo», ribadisce Salmoiraghi.
Il quale torna a chiedere una soluzione almeno per la riapertura delle sale da gioco. «Ogni giorno senza clienti equivale a una perdita di 200mila o anche 250mila euro. Il governo può decidere di nominare un commissario e di gestire in autonomia il Casinò. Tutto fuorché rimanere chiusi».
Il sindaco si chiede anche che fine abbia fatto la commissaria prefettizia nominata dopo la dichiarazione di dissesto finanziario votata dal consiglio comunale il 7 giugno scorso. «Non è più venuta in municipio a Campione – dice – Non siamo nemmeno riusciti a contattarla. Trovo davvero che tutto questo non abbia alcun senso».
Lo splendido “isolamento” che ha sempre caratterizzato l’enclave in terra svizzera si è omai trasformato nel peggiore degli incubi. La comunità è scesa in piazza in cerca di aiuto e solidarietà, ma sinora si è soltanto specchiata nelle proprie angosce.

31 luglio 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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