Il saluto di Mario Lucini: «Difficile e appagante fare il sindaco»

La commozione traspare dal viso di Mario Lucini e le parole tradiscono una forte emozione. E non potrebbe essere altrimenti dopo 5 anni «vissuti intensamente, a stretto contatto con tutti voi». Così ieri mattina il primo cittadino, ormai ex, ha salutato uno per uno i dipendenti di Palazzo Cernezzi e proprio stringendo mani e scambiando qualche parola con la sua squadra, Lucini è forse riuscito a non pensare alla conclusione definitiva del suo mandato.

E, come è nel suo stile, il sindaco è partito dalla fine, dall’imminente ballottaggio che domenica designerà il suo erede, per raccontare la sua esperienza. «Il futuro sindaco deve sapere che si troverà ad affrontare un compito difficilissimo. Ma, al tempo stesso, per lui ciò rappresenterà un “privilegio”. Dovrà caricarsi di tutte le responsabilità verso i cittadini, Sarà una responsabilità da vivere con un forte senso di gratificazione. Fare il sindaco significa sacrificarsi molto. Con la consapevolezza che tutti i cittadini sono proprietari della città e tutti se ne devono prendere cura», spiega Lucini, circondato, oltre che dai dipendenti anche da tutta la giunta (assente giustificato Bruno Magatti a Bologna per la laurea della figlia).

«Sono stati anni intensi. Lascio tante relazioni umane, importanti. Ho molti bei ricordi e, ovviamente, anche diversi momenti meno belli – ha detto il sindaco – ma in ogni caso per me è stato un privilegio servire la mia città. So che c’è da fare ancora molto, anche se abbiamo fatto molta strada. Alcuni interventi non sono andati come volevamo e altri invece ci hanno riempito di orgoglio. In ogni caso sono appagato dal nostro percorso. In questi lunghi anni il mio legame con Como si è rafforzato. E, nonostante siano piovute molte critiche, sono stati altrettanti gli incoraggiamenti e i complimenti».

Inevitabile tornare a 5 anni fa e al momento delle elezioni vittoriose. «Devo essere sincero e dire che non mi aspettavo fosse così impegnativo fare il sindaco, nonostante avessi alle spalle già diversa esperienza in politica», racconta Mario Lucini che una volta archiviata definitivamente l’avventura a Palazzo Cernezzi sa già bene cosa fare. «Innanzitutto tornerò subito in ufficio dove il mio collega ha tenuto duro in questi anni senza di me. E poi avrò più tempo per mia moglie, che è forse la persona che più ha risentito del mio impegno. Infine potrò godermi il mio splendido nipote», chiude il sindaco.

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