SALVARE LA DIGNITÀ E RISPETTARE COMO

di RENZO ROMANO

Le decisioni per il futuro
Che cosa succede all’Università dell’Insubria?
La “guerra” dichiarata dai presidi delle facoltà di Economia e di Scienze della sede di Como e dell’ex preside della facoltà varesina di Medicina contro il rettore ha assunto inconsueti toni di asprezza. Alcune considerazioni sono d’obbligo. La più amara: prendiamo atto che l’ambizioso progetto di fare di Como una vera città universitaria è miseramente fallito o, almeno, mostra gravissime crepe. Inevitabile chiedersi perché si sia
arrivati a questo punto e chi abbia remato contro.
Due domande inquietanti, difficili persino da formulare perché toccano la massima espressione culturale di un paese, l’università. Vorremmo poter discutere in punta di piedi e di pensiero di didattica, percorsi formativi, collegamento tra indirizzi di studio e aspettative del territorio. In molti avevano scommesso sull’Università a Como come formidabile mezzo per dare vita e spazio alle intelligenze dei nostri giovani, e non solo, offrendo loro nuove opportunità di studio.
Auspicio, questo, condiviso dai tanti che si sono dati da fare per portare l’università a Como. Non è il caso di fare nomi per non rischiare di trascurarne qualcuno. È tuttavia certo che i “pionieri” del progetto non avrebbero mai potuto immaginare una situazione così perdente.
Gli stessi cittadini comaschi, che pure non hanno mai manifestato eccessivo entusiasmo e partecipazione al progetto di fare di Como una città universitaria, non meritano questa situazione. Un esempio umiliante su tutti: com’è possibile che, nonostante le iscrizioni siano già aperte da un mese e mezzo, non si sappia ancora se la facoltà di Economia verrà avviata o invece cassata? Non v’è pallida traccia di elementare comune buon senso e di dignità. L’università si regge non solo sulla qualità degli insegnamenti, ma si deve proporre anche come esempio di istituzione credibile, sicura e affidabile.
Così a Como non è, almeno a giudicare dall’aria che si respira nei piani alti dell’ateneo. Le nostre “non risposte” alle domande sul perché si sia arrivati a questo punto e di chi siano le responsabilità, rimarcano l’inaccettabilità di ciò che sta avvenendo e la convinzione che sia la stessa università a dover dare risposte plausibili. Ci sentiamo di dare un suggerimento: si incontrino tutti i responsabili del progetto “università a Como”. Professori, presidi, rettori, autorità provinciali e comunali, associazioni imprenditoriali. Si chiudano in un’aula, si getti via la chiave e non si apra fino a quando non si sarà deciso, una volta per tutte, che cosa fare dell’ateneo.
Le alternative sono due: chiudere definitivamente l’esperienza o procedere nel progetto con chiarezza di idee e risorse adeguate. Ogni altra soluzione non sarebbe dignitosa per le istituzione e rispettosa nei confronti della città.

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