San Carpoforo, gioiello da salvare. È il “cuore” cristiano di Como
Chiesa Cattolica, Cultura e spettacoli, Territorio

San Carpoforo, gioiello da salvare. È il “cuore” cristiano di Como

Come ha sottolineato la settimana scorsa sul nostro giornale don Agostino Clerici, merita attenzione la basilica di San Carpoforo, gioiello comasco di fine IV secolo.
«La basilica, avendo la facciata addossata al monte e insolitamente priva di porte, ha due ingressi laterali. Sul portone del lato sud è appiccicato un foglietto – scritto a mano e un po’ scolorito – con un numero di cellulare per chiedere la visita. Nella piazzetta, la morte protrae la sua ombra nella fatiscenza degli edifici circostanti, mentre l’unica realtà viva è la vegetazione lussureggiante che minaccia le pietre della basilica verso la montagna. Eppure essa vanta la qualifica di monumento nazionale».
Così scriveva il sacerdote nel suo editoriale tuttora leggibile sul nostro sito Internet.
Nel 2007 furono inaugurati i restauri costati 350mila euro e protrattisi per quasi 8 anni, i primi dopo quelli del 1955. In quell’anno prese corpo l’iter, poi bloccatosi, avviato dall’allora direttore dell’azienda ospedaliera Roberto Antinozzi per annettere un’antica stalla di proprietà del Sant’Anna al complesso di San Carpoforo donando la porzione a monte della struttura basilicale alla parrocchia di Santa Brigida in Camerlata. Passata la gestione delle strutture sanitarie a Infrastrutture Lombarde, il progetto – cui la parrocchia di Camerlata aveva espresso interesse nel 2005 – non ha avuto più seguito.
Prima chiesa cristiana comasca, la basilica di San Carpoforo, chiesa “comparrocchiale” facente capo alla comunità pastorale Camerlata-Rebbio, non ospita con regolarità funzioni religiose. Fino a un paio d’anni fa c’era una messa domenicale, ora la chiesa è usata dalla vicina scuola retta da religiose e per elevazioni spirituali in musica o eventi come la recente “marcia della pace”.
«L’acquisizione dall’ospedale Sant’Anna alla parrocchia della parte a monte, da secoli ad uso agricolo, ora cessato, aprirebbe la strada alla unificazione delle due parti (in futuro; sarà questione di denaro, ma la prima cosa è aver la proprietà del bene)». Così commenta il professor Sergio Lazzarini, docente di Diritto Romano all’Università dell’Insubria di Como, incaricato nel 2007 di un parere tecnico sulla cessione della “fetta” del Sant’Anna, sulla quale aveva dato il proprio assenso nel 2005 anche la Soprintendenza. L’allora soprintendente Alberto Artioli così si espresse: «Auspico che il passaggio si possa concretizzare al più presto. La porzione interessata è infatti parte integrante del monumento e la sua acquisizione alla proprietà parrocchiale significherebbe un primo atto concreto per il recupero funzionale e materico di questo volume di grande valore storico-artistico».
«È una tipica questione di burocrazia. Tutti sono favorevoli, nessuno è contrario ma tutto si ferma», commenta Lazzarini.

2 ottobre 2018

Info Autore

Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto