San Donnino, adesso la gente è esasperata

Bottiglie e graffiti sono i segni eloquenti del bivacco quotidiano sul sagrato
I cocci giallastri di quella che, fino alla sera prima, era una bottiglia di birra, sono ancora lì. Per terra, davanti al sagrato della chiesa di San Donnino, tenuti a stento insieme dall’etichetta adesiva.
Segni inequivocabili del degrado che da troppo tempo è sovrano in questa piazza del centro cittadino. Il parroco, monsignor Carlo Calori, ha denunciato la situazione definendola «umiliante». E, guardando la facciata della sua chiesa, non si può non dargli ragione: graffiti con lo spray

e scritte a pennarello di ogni genere, con il portone praticamente ricoperto e il legno irreparabilmente rovinato.
E chi frequenta abitualmente la zona si accorge che qualcosa non va. «Ci sono ragazzi che, sul sagrato della chiesa, fanno veramente di tutto», denuncia in proposito Enza Engargiola. Ma non si tratta di immigrati. «Sono comaschi – prosegue – che la sera si siedono a bere sulle scale della chiesa».
Per quel che riguarda un eventuale spaccio di droga però «non ho mai notato nulla, anche perché adesso hanno messo la telecamera». In questo senso l’assessore alla sicurezza di Palazzo Cernezzi, Francesco Scopelliti, ha garantito che «le immagini sono sempre a disposizione delle forze dell’ordine in caso di necessità». Comunque, conclude la Engargiola, «sul sagrato si trovano sempre resti di bottiglie, bicchieri e simili».
Secondo Melina Cammaroto «il problema è che la gente arriva qui e bivacca. Ormai sta diventando un brutto quartiere».
Maurizio Patuzzi ha un bar a poche decine di metri dalla chiesa. «Più che spaccio – racconta – credo ci siano gruppi di persone che fumano tra loro».
Anche da parte sua, comunque, c’è l’amara constatazione di un degrado persistente e generalizzato, tanto che «le bottiglie vuote lasciate sul sagrato si vedono sempre». La soluzione? È quella che monsignor Calori ha già provato a percorrere, ma senza successo. «Ci vorrebbe un cancello per impedire, di notte, l’accesso al sagrato», nota Patuzzi. «Visto quello che succede – prosegue – bisogna tutelarsi».
Eugenio Bedetti abita in zona, ma la sera evita di passare da San Donnino. «Comunque – nota – anche di giorno c’è sempre gente seduta sulle scale». Altro grande problema è quello delle scritte sui muri, che rovinano non solo la chiesa, ma anche tutti gli edifici circostanti. «Sono dappertutto – spiega Bedetti, indicando con la mano la serie impressionante di sgorbi che tappezzano l’ultimo tratto di via Diaz – e stanno veramente male».

Federico Trombetta

Nella foto:
Gli inequivocabili segni dei vandalismi sulla facciata della chiesa di San Donninto, davanti alla Pinacoteca civica (foto Mv)

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