San Donnino, un’altra asta a vuoto. L’ex carcere resta al Demanio: nessun acquirente si è fatto avanti

L'ex carcere di San Donnino

L’ex carcere di San Donnino rimane allo Stato. Nulla di fatto – fa sapere l’ufficio stampa dell’Agenzia del Demanio – anche per l’ultima asta che scadeva il 15 novembre 2019.
Il Demanio conferma dunque la mancata assegnazione delle ex carceri giudiziarie di Como. Nessun acquirente si è fatto avanti per il complesso del centro storico adiacente la Pinacoteca civica che già nel 2018 era stato messo all’asta senza che nessuno si facesse avanti.
Si tratta, per la precisione, del «corpo a 4 piani», in via Giovio 50-52, messo in vendita lo scorso novembre, per poco più di un milione di euro (un milione e 45mila euro per l’esattezza). L’immobile si sviluppa su un totale di 2555,88 metri quadri di superficie lorda ed è da tempo sul mercato.
L’ex carcere, chiuso definitivamente nel 1985, è un fabbricato che, recita la scheda del Demanio, «risulta composto da due corpi pressoché cubici, di tre e quattro piani, collegati da un’ala di minor profondità, a tre piani, che affaccia a Ovest con un portico al piano terra con logge superiori ad archi ribassati (attualmente chiusi da serramenti metallici e vetri) impostati su larghi pilastri».
In anni recenti San Donnino ha svolto funzioni di deposito di documenti per la Prefettura e il Tribunale.
Da diverse parti, in passato, è arrivato l’appello a utilizzarlo per ampliare le esposizioni dell’attigua Pinacoteca di Palazzo Volpi che ha sete di spazio. Su tutte, le voci dell’ingegnere comasco Carlo Terragni e del critico Luciano Caramel. Il quale auspicava di riunire carcere e Pinacoteca già negli anni Novanta, chiedendo che nell’ex carcere fosse insediato un museo d’arte contemporanea aperto ai nuovi linguaggi multimediali.
Il sito del Demanio sottolinea il pregio, sul piano immobiliare, della città di Como: «meta di un turismo internazionale legato alla presenza di monumenti ed edifici architettonici rinascimentali di grande bellezza. Le ex carceri si trovano a poca distanza dal lungolago e dalla stazione». Una descrizione allettante ma che, vista anche la necessità di una ristrutturazione importante del complesso, non ha fatto presa.
«Il Comune di Como faccia uno sforzo, se ne faccia carico, apra un varco nel muro e lo colleghi con la attigua Pinacoteca di Palazzo Volpi».
L’appello è arrivato recentemente dalla collezionista di arte del Novecento Roberta Lietti. L’immobile – è la preoccupazione di tanti – rischia di divenire una seconda “Ticosa” culturale dopo l’ex cinema Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi.

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