San Giacomo Vecchia a Livo, capolavoro ritrovato
Arte, Cultura e spettacoli, Territorio

San Giacomo Vecchia a Livo, capolavoro ritrovato

I lavori per il completo restauro della chiesa di S. Giacomo vecchia a Livo sono terminati.

Per festeggiare, la parrocchia ha organizzato una serie di eventi che hanno avuto inizio il 25 luglio, festa di S. Giacomo, con la concelebrazione, alle 20.30, di una S. Messa da parte di don Claudio Scaramellini, arciprete di Gravedona e parroco della Parrocchia dei Santi Eusebio e Giacomo, don Rocco Acquistapace, don Giuseppe Motta, don Luca Borsani e don André Kouakou, sacerdote della Costa d’Avorio, alla presenza di numerosi fedeli.

La chiesa, con il suo intatto ciclo di affreschi cinquecenteschi, uno dei più affascinanti e ammirati del Lario,  rifulgeva splendida, in mezzo al castagneto, anche per la nuova suggestiva illuminazione.

Al termine della celebrazione, a nome di tutti, il rappresentante della comunità, Vittorio Comalini,  ha ringraziato la benefattrice che, con la sua generosissima offerta, ha permesso di realizzare il restauro completo della chiesa, intrapreso quando la parrocchia di Livo era sotto la guida di don Luca, che ha iniziato le pratiche relative, per poi passare il testimone al successore don Claudio, che ha portato a termine l’impegnativa impresa.

Il successivo appuntamento era per sabato 28, sempre con la celebrazione, alle ore 18, della S. Messa officiata da don Giuseppe Motta. Al termine Comalini, a nome dell’assemblea, lo ha ringraziato per la bella omelia, in cui venivano ricordati i sacrifici e la generosità dei Livesi per dotare la comunità di un degnissimo edificio di culto. Poi, a nome di don Claudio, della commissione affari economici della parrocchia e della comunità tutta, ha rivolto un particolare saluto  e un grazie grande, “formulato dal cuore di tutti i presenti”, alla gentile benefattrice che ha permesso di riportare la chiesa di S. Giacomo al suo iniziale splendore.

Marco Alietti ha consegnato alla signora simbolici doni, evocanti il territorio: un volume locale recentemente pubblicato dal titolo La comunità di Naro e le sue chiese. La parola ai documenti, orchidee coltivate in una serra di Gravedona, vino domasino, olio di Vercana e Musso e infine miele prodotto a Livo.

Sono seguiti i ringraziamenti alla Fondazione Comasca che, col suo contributo, ha permesso il completo restauro della cappella di S. Rocco; alla Società Storica Altolariana che ha fatto restaurare la porticina dell’antico tabernacolo ligneo; alla ditta Pozzi-legnami di Colico che ha donato il legname necessario per il rifacimento del pavimento della sacrestia.  E agli architetti Segattini e Motta e al loro aiutante Davide che, con professionalità e competenza, hanno seguito tutti i lavori; a Rossella Bernasconi che, con passione e attenzione, ha restaurato gli affreschi; ad Albino De Piazza che ha realizzato l’illuminazione, alla ditta Menghi e Palo, a Dario Molinari, al falegname Flores, a un offerente che ha finanziato i lavori per il rivestimento dell’altare e ha voluto restare anonimo,  ai proprietari del terreno su cui durante la fasi di lavoro sono stati depositati provvisoriamente i materiali di scarto.

È seguita una breve relazione dell’architetto Segattini e della restauratrice Bernasconi e il tutto si è concluso con un rifresco.

Domenica 29, alle ore 16, Rossella Bernasconi ha tenuto una visita guidata.

I festeggiamenti si concluderanno, nella splendida cornice della navata del “tesoro ritrovato”, giovedì 2 agosto, alle ore 21, con un concerto di violino e arpa.

 

Qualche annotazione sulla chiesa di S. Giacomo vecchia a Livo

 

L’antica chiesa, posta oltre l’abitato in prossimità del cimitero e documentata per la prima volta nel 1297, divenne parrocchiale nel 1446. A questo periodo risalgono la ristrutturazione con navata ad archi traversi ogivali dipinti a fasce bianche e nere, presbiterio rettangolare e abside semicircolare del più antico edificio e l’elegante campanile.

Fu consacrata nell’agosto del 1514 da monsignor Galeazzo de Baldis, vescovo titolare di Tiberiade e suffraganeo nella città e diocesi di Como.

Un raffinato pronao, sulla cui volta a vele sono affrescate Storie della Genesi  della seconda metà del Cinquecento, abbellisce la facciata a capanna, coronata da archetti ciechi in cotto.

All’interno, numerosi affreschi devozionali risalenti alla prima metà del Cinquecento, tranne qualche lacerto della fine del Quattrocento, raffigurano la Madonna, il Cristo, Dio Padre e i Santi della tradizione popolare. Furono commissionati da devoti di Livo, i cui nomi ancora in parte si leggono alla base di alcuni di essi.

Si possono distinguere tre principali fasi decorative.

La prima, che vede l’intervento di Sebastiano da Piuro (1512), riguarda il presbiterio; la seconda, tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento, ha evidenti riferimenti al pittore comasco Giovanni Andrea de Magistris; la terza, collocabile tra il 1544 e il 1550, è influenzata dalla pittura di Gaudenzio Ferrari e Fermo Stella.

Gli affreschi dell’abside mostrano, nel catino, i quattro Evangelisti con la Vergine e san Giacomo intorno al Cristo in gloria e, nella fascia sottostante, i dodici Apostoli. Sull’arcone d’ingresso sono rappresentati Dio Padre benedicente e quattro Profeti entro oculi.

Nel presbiterio, a sinistra, la Natività con san Rocco attribuibile ad Ambrogio Arcimboldi fu commissionata nel 1550 da Bernardo Comalini, Stefano Ragni e Giacomo Cossa; e da un committente di Vercana nel 1526 la vicina Madonna con il Bambino tra i santi Vincenzo e Stefano.

Sulla parete sinistra della navata è presente l’altare dedicato a sant’Antonio abate.

Nel secondo comparto è dipinto un finto altare con due trittici: il primo raffigura la Madonna tra san Giacomo e sant’Antonio, il secondo la Madonna tra san Giacomo e san Sebastiano.

Nel terzo comparto è rappresentato San Giovanni con la coppa velenosa. Il San Rocco, al centro della parete sopra la porta laterale, fu commissionato da Domenico Barraia nel 1533, mentre non hanno data né committente la Santa Lucia, la  Trinità, la Vergine col Bambino, i Santi Cosma e Damiano.

Sul pilastro dell’arco presbiteriale un Battesimo di Cristo della fine del Quattrocento sormonta un tabernacolo scolpito in pietra.

A destra occupa il terzo comparto la cappellina di S. Rocco, che è affrescata con Storie del Santo ai lati di una nicchia contenente una statua lignea della Madonna col Bambino, la Vergine in gloria tra san Rocco e santa Caterina nel catino absidale e l’Annunciazione con Dio Padre sopra l’arco d’ingresso.

Nel secondo comparto di destra vi è la Vergine tra san Giovanni Battista e san Giacomo, datata 1517. Raffigurazioni della Vergine col Bambino e di altri Santi si trovano sui pilastri e sul primo comparto di destra, dove è presente anche una Crocifissione molto ridipinta, commissionata da Giovanni Mazzina nel 1549.

Sulla controfacciata è rappresentata la Vergine tra san Bernardino e sant’Antonio, datata 1544.

Il disordinato ciclo di affreschi della chiesa, di cui molti recano il nome del committente, a volte uno per ogni sacro personaggio per limitare i costi, è uno dei più vasti e interessanti dell’Alto Lago.

In particolare costituisce una manifestazione di grande devozione da parte dei livesi per la Madonna la rappresentazione in gran numero della Vergine. Tra le raffigurazioni si riscontrano anche immagini della Madonna del Latte in numero tanto significativo da far pensare ai diffusi problemi legati all’epoca al parto e alla lattazione.

 

 

 

31 Luglio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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