San Giovanni, turisti allo sbando in una stazione che fa vergognare

Viaggio nel degrado
Niente facchini né scale mobili: che impresa arrivare al binario 3
Non solo semplici pendolari, ma anche tanti turisti. In un caldissimo pomeriggio di luglio, la stazione ferroviaria di San Giovanni a Como è affollata. C’è chi è di passaggio per le vacanze, chi si sposta per lavoro e chi da Milano è venuto per una gita di un giorno sul lago.
Ma se i pendolari sono ormai abituati alle difficoltà di chi si sposta quotidianamente su questi binari, per i turisti, stranieri in particolare, il viaggio di piacere può trasformarsi in qualcosa di poco gradevole
.
La mancanza di servizi, la segnaletica poco chiara e il degrado che circonda piazzale San Gottardo, non sono certo un buon biglietto da visita per chi sceglie di visitare la città. Ma cosa lamentano i viaggiatori? Il primo ostacolo sembra essere il trasporto dei bagagli.
Se si viaggia con uno zaino o un trolley di piccole dimensioni probabilmente non ci si accorge nemmeno, ma chi ha una valigia tradizionale, di dimensioni più grandi, deve salire e scendere le scale con il bagaglio in mano. Il servizio di facchinaggio non c’è, scale mobili nemmeno, così non resta che sollevare la valigia e fare da soli. Uno sforzo che certo non fa piacere, soprattutto in questi giorni di caldo torrido. Il problema del trasporto bagagli, in particolare, coinvolge chi deve prendere un treno in transito al binario 3. Arrivare al binario 1 con la valigia, infatti, è impresa semplice, si attraversa l’atrio e si raggiunge la meta.
Chi deve andare dalla parte opposta, dove passano gli Intercity, non può fare altrimenti. «Trasportare la valigia non è semplice e fa davvero molto caldo – dice Mimaki Yura – non c’è nulla per trasportare i bagagli pesanti. Arriviamo dal Giappone e ci stiamo spostando per l’Italia e le nostre valige sono per forza ingombranti. Il trasporto in stazione non è comodo».
Osservando attentamente, la scena che si ripete è più o meno sempre la stessa, chi viaggia in compagnia cerca di darsi una mano a sollevare le valigie, chi è da solo invece è senza dubbio più sfortunato, anche se c’è qualche viaggiatore che si offre per dare una mano. «Noi almeno siamo in due – aggiunge Shozo Yura – così posso aiutare mia moglie a sollevare la valigia».
Problema simile anche per le persone disabili che si spostano in treno. Il montascale c’è, ma non è funzionante. Lo si capisce anche dal nastro di plastica a strisce bianche e rosse che è lì da tempo. L’unica soluzione per un viaggiatore disabile in transito a San Giovanni è di avvisare Trenitalia del proprio arrivo, 24 ore prima, per trovare assistenza alla stazione.
I turisti lamentano anche informazioni poco chiare, come spiega un signore in viaggio con la moglie. «Dobbiamo cambiare treno a Milano e non sanno darci informazioni precise – racconta Giovanni Laria – Vengo dalla Sicilia e da noi queste cose non succedono. L’organizzazione in generale non è il massimo, devo dire la verità».
Della stessa opinione anche un altro viaggiatore seduto all’esterno della stazione: «Ho chiesto informazioni sugli orari e mi hanno risposto di guardare il tabellone all’ingresso. Solo che devo cambiare a Milano e non so bene cosa fare – spiega Antonino Mistretta – Sono anni che viaggio in treno. Altro che passi in avanti, si va solo indietro».
Una volta arrivati a San Giovanni, dopo aver trasportato con fatica le proprie valigie, un nuovo problema sorge ai turisti: come raggiungere il centro città? Usciti dalla stazione, in piazzale San Gottardo, apparentemente non c’è segnaletica che mostri il tragitto da fare. In realtà un Totem c’è, peccato che sia girato nel verso sbagliato e che le persone si accorgono della sua presenza solo dopo aver attraversato le strisce pedonali. Molti turisti, dopo essersi guardati attorno smarriti, decidono di prendere un taxi. Altri invece, si affacciano alla gradinata di viale Tokamachi, e scendono verso via Gallio, nella speranza di trovare indicazioni più precise. E anche qui valigia in mano, tra il degrado dei giardini con gente che dorme ai lati della scalinata, bottiglie e cartacce per terra. C’è chi scende e chi sale e, disperato, con un foulard sopra la testa per coprirsi dal sole, chiede ai passanti se lassù c’è la stazione San Giovanni, come una ragazza giapponese.
«Sono arrivata a Como Lago, ma adesso devo andare a Mendrisio e sto cercando disperatamente la stazione – dice Yuki Uchida – Raggiungerla dal centro è davvero complicato. Ho dovuto chiedere più volte informazioni a delle persone per strada. Non tutti parlano inglese. Finalmente ho capito dove andare».

Francesca Guido

Nella foto:
Una turista risale le scale diretta a un binario. Si nota l’intonaco screpolato della pensilina (fotoservizio Mattia Vacca)

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