San Giuseppe ferma le colazioni dei migranti in oratorio

L’esperimento non è andato a buon fine, scarse le adesioni. All’annuncio dell’iniziativa, tre mamme avevano ritirato i figli dal catechismo

(m.v.) Non ci sarà la colazione dei migranti all’oratorio di San Giuseppe in Valleggio. Il parroco, frate Antonio Belingheri, ha fatto una breve comunicazione in tal senso alle messe domenicali. Lo scorso 2 novembre, infatti, si è preso atto che l’esperimento compiuto per un paio di settimane nei locali dell’oratorio adiacente la vecchia chiesetta non è andato a buon fine per mancanza di adesioni.
Tutto era pronto, compresi i volontari che avrebbero servito ai migranti la colazione e quelli che subito dopo avrebbero ripulito il locale adibito ad essa e i servizi igienici.
Il parroco di San Giuseppe ha ricordato che fin dall’inizio si trattava di un esperimento e che non avevano senso le polemiche sollevate all’incirca un mese fa, quando due o tre mamme avevano ritirato i figli dal catechismo.
In sostanza i migranti hanno deciso di non spostarsi dalla zona del centro di via Regina Teodolinfa fino a via Valleggio.
Il direttore della Caritas diocesana Roberto Bernasconi spiega: «Abbiamo deciso di indirizzare i volontari che si erano messi a disposizione sul servizio mensa in centro, alla chiesa del Gesù. I ragazzi migranti non hanno capito che si trattava di un’opportunità per consumare la colazione al chiuso in uno spazio più che dignitoso e hanno scelto di continuare a fare come sempre. Molti hanno preferito restare all’aperto a San Rocco. Basta il passaparola tra di loro per il successo o l’insuccesso di un’iniziativa».
Bernasconi fa il punto anche sulle persone ospitate: oltre 5mila sono transitate dal centro di accoglienza di via Regina a Como in un anno, attualmente sono 200 gli ospiti della struttura, gli ultimi (una ventina circa) sono arrivati nei giorni scorsi.
«E poi c’è il capitolo minori non accompagnati – aggiunge Bernasconi – Dei 5mila migranti, quasi 2mila sono minori arrivati qui da soli. In questo momento oltre un centinaio è in capo al Comune di Como e sono stati affidati alle comunità. Una sessantina è ancora all’interno della struttura di via Regina in attesa di una collocazione”. E gli ultimi sbarchi fanno pensare che questi numeri potrebbero di nuovo aumentare in fretta.
«L’unico appello che posso lanciare – conclude il direttore della Caritas diocesana – è prendere atto che la nostra città ha al suo interno questa componente, ogni azione sociale e politica deve tenerne conto. Bisogna guardare a questo fenomeno con cuore e testa. Se lavoriamo tutti insieme possiamo fare la differenza e la nostra gestione può essere un modello da esportare».
In questo senso Bernasconi chiarisce inoltre di avere intrapreso un percorso di collaborazione con la nuova amministrazione comunale.
Va ricordato che appena partirà, tra qualche settimana, il servizio emergenza freddo al Cardinal Ferrari, chi dormirà lì potrà anche fare colazione.

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