San Lazzaro, contributo dell’Archeologica per riaprire il caso

San Lazzaro

Si accende il dibattito al capezzale di un malato grave, il complesso di San Lazzaro, a Como. Di recente in Senato è stata depositata una interrogazione al ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, in merito alla struttura di via Teresa Rimoldi a Como, l’antica chiesa annessa all’ospizio di San Lazzaro per i lebbrosi, fondato al tramonto del XII secolo per dare accoglienza e assistenza ai malati di lebbra abitanti nella convalle.
La chiesa risale anch’essa a fine XII-inizio XIII secolo ma fu ristrutturata 300 anni più tardi, ricostruendo la volta e sollevando il pavimento, e si caratterizza per avere le navate poste su due livelli diversi; sconsacrata fin dal 1779 e trasformata in abitazione e magazzini, ospitava tra l’altro il dipinto di una “danza macabra” del Quattrocento oggi perduta.
I nove senatori grillini firmatari del documento chiedono che l’area, a rischio crolli, diventi proprietà pubblica dato che, benché da tempo in stato di abbandono, per la sua valenza architettonica e artistica è stata vincolata dal ministero per i Beni culturali nel 2001 e dotata di una fascia di rispetto per evitare che l’edilizia contemporanea circostante potesse “inghiottirla”.
Ora la Società Archeologica Comense pubblica sul suo sito Internet nella sezione “Archeo notizie” un ampio e articolato contributo storico-documentario sul complesso che, come ogni cittadino può notare recandosi sul posto, versa in condizioni di avanzato degrado.
«Il complesso di San Lazzaro, oggi di proprietà privata, vive in uno stato di degrado e di completo abbandono – si legge sul sito – Gli ultimi interventi di manutenzione sono stati effettuati tra il 2003 ed il 2004, coordinati dalla Soprintendenza. Principalmente si tratta della messa in sicurezza dei tetti, scoperchiati da eventi atmosferici. Un secondo intervento è avvenuto nel 2009, quando è stata messa in sicurezza la facciata su via Rimoldi».

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