San Martino, il sogno irrealizzato di un moderno campus universitario

Interventi e repliche

Leggo con preoccupazione, e qualcosa di più che una punta di disagio,  che la legge “Basaglia” ovvero la legge 180 del 1978 sarebbe uno degli  ultimi ostacoli alla realizzazione del campus universitario nell’area  dell’ex ospedale psichiatrico.
 L’ipotesi alla base di tale motivazione è che i proventi  dell’alienazione dovessero venire reinvestiti nell’ottica del  potenziamento degli interventi territoriali in ambito di salute mentale.
 A parte il fatto, non del tutto marginale, che tali provvedimenti sono  previsti non dalla legge 180, ma dalla legge finanziaria del 1994  (comunque non mutano i termini, se non nel fatto che la buonanima di  Basaglia non ne ha nè merito nè demerito), penso sia utile fare una  riflessione su quanto il ritardo nell’attuazione di tali indicazioni  abbia determinato nelle strutture stesse, con anni di abbandono, un  incremento delle condizioni di degrado, fatiscenza, insicurezza, fino all’inagibilità di parti delle stesse.
 Per quanto riguarda l’area del San Martino di Como, in questi anni, da  parte di chi si occupa di Tutela della Salute Mentale, dal servizio  psichiatrico fino al coinvolgimento di Cooperative, Volontariato,  Associazioni a valenza sociale anche solo indirettamente coinvolte nelle  problematiche del disagio psichico, per non parlare degli stessi utenti  che hanno partecipato quotidianamente sia con il beneficio di Borse  Lavoro che a titolo gratuito, alto è stato l’intento di mantenerne un  minimo di dignità.
 Diverse sono state, negli anni, le iniziative a valenza culturale,  sportiva, di intrattenimento per portare l’attenzione di politici,  amministratori ed opinione pubblica sul problema.
 Anche in diversi contesti tale “vincolo” si è dimostrato un utile  stimolo a valorizzare le aree degli ex Opp. Cito, tra diversi esempi,  San Servolo a Venezia, dove una importante azione di recupero ha saputo  trasformare il luogo di sofferenza in uno spazio multiculturale  diventando un centro di attività di carattere internazionale, con  l’insediamento del Centro Europeo di Formazione degli Artigiani e di un  Centro Internazionale di Istruzione universitaria e Ricerca, dove l’sola  ha assunto la configurazione di un grande campus interuniversitario  internazionale.
 Cito l’esperienza del S. Maria della Pietà di Roma, dove tra le altre  iniziative è presente un laboratorio scientifico che promuove progetti  educativi e collaborazioni con le scuole per incoraggiare l’uso del  museo della mente come centro di formazione scientifica e promozione  della salute mentale.
 Cito ancora l’esperienza del Paolo Pini di Milano, dove la cooperativa  Olinda dal 1999 sviluppa attività d’impresa sociale per inserire al  lavoro persone svantaggiate in attività culturali, ricettive e  formative.
 E accanto a questi, altre esperienze che hanno saputo integrare aspetti  imprenditoriali, culturali, formativi e di intrattenimento senza  disperdere la memoria storica degli ospedali psichiatrici.
 Non penso proprio che possa addebitarsi alla Legge Basaglia tale  desolante ritardo, e qualunque soluzione non può esimersi dal confronto  con l’obbligo di tutelare l’ambito della salute mentale, ricchezza per  qualunque cittadino.
GianMaria Formenti – Medico Psichiatra – Como

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