Sanità e fase 2, la Regione batta un colpo

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di Mario Guidotti

E così siamo arrivati alla fase 2. Quale è il pensiero del mondo sanitario relativamente a questa? Paura. Anzi, terrore. Abbiamo già pronti piani B, C, D, fino alla fine dell’alfabeto per riaprire altri reparti Covid e rianimazioni solo momentaneamente in stand-by. Manteniamo due linee di Pronto Soccorso per malattie da Coronavirus o altre, ed anche sui malati ambulatoriali che stanno timidamente ricomparendo abbiamo protocolli preventivi per intercettare eventuali infetti.

Ma il timore è che l’attuale quiescenza diventi recrudescenza. Ma ormai perché avere paura?

Conosciamo meglio la malattia, sappiamo quali organi aggredisce nelle tre fasi di incubazione, infiammazione, insufficienza respiratoria e circolatoria, abbiamo poi più armi e le sappiamo usare meglio.

Non basta. Non possiamo più mettere in ginocchio gli ospedali, sacrificare reparti, medici, operatori. E francamente temiamo tanto di tornare indietro di uno-due mesi.

Sappiamo benissimo come è la gente. Già dimenticati i carri militari che portavano via le bare da Bergamo, già alle spalle le bandiere sui balconi, già scordati i flash mob per i sanitari, eroi del passato, già un lontano ricordo le Residenze Sanitarie Assistite diventati lazzaretti manzoniani. Tutti sui mezzi pubblici, e abbiamo visto dalle foto con quale calca e prepotenza, tutti nei negozi, in gita nei parchi e tra poco ristoranti e bar.

Se i nostri tardano ad aprire ci sono comunque gli amici ticinesi con i loro grotti (noi li chiamiamo crotti) e baite spalancati.

Non lo scriviamo con acredine, comprendiamo benissimo che la vita debba andare avanti. Di più, siamo perfettamente consapevoli che la crisi economica terribile che si abbatterà su di noi nella fase cosiddetta 3 potrebbe fare più guai dell’emergenza sanitaria.

Depressione, recessione, disoccupati, debiti, usurai, malavita, lavoro nero, tutto questo genera conflitti sociali, ma anche malattie per scarsa prevenzione e cura da povertà, con conseguenze incalcolabili non solo sulla Società ma anche sul Sistema Sanitario Nazionale che già uscirà con le ossa rotte da questi mesi di emergenza.

Quindi nessun giudizio, siamo tra l’incudine di una nuova ondata epidemica di ritorno ed il martello di una crisi finanziaria e sociale devastante.

Capiamo i politici, per di più consigliati da un mondo scientifico balbettante, ma vorremmo una visione a 6-12 mesi.

In àmbito sanitario poi la reclamiamo da settimane. Già detto e scritto: saranno organizzati ospedali solo Covid? Quali? Quelli con maggiori guarigioni e minori infezioni del personale sanitario? Dove? Provinciali o regionali? Oppure reparti Covid per intensità di cure sul modello tedesco? E perché non unità infettivologiche allargate? O ancora resteremo al fai da te di ciascun nosocomio come fatto finora? E sul territorio, staff socio-sanitari o medici di base da soli allo sbaraglio?

Insomma un’idea, un disegno di Regione Lombardia. La Mecca dell’eccellenza sanitaria è solo un lontano ricordo?

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