Lettere

SANITÀ, GLI ANZIANI E LE LORO FAMIGLIE VITTIME DI TAGLI E SPRECHI DEL PASSATO

Risponde Agostino Clerici

La spending review sulla sanità è un bel problema. In Italia – e ovviamente anche nel Comasco – moltissimi settantenni hanno paura di perdere le cure mediche o di pagare per esami o visite un tempo gratuite o a costi esigui.
L’incertezza economica (pensiamo all’aumento di tasse, bollette e balzelli anche per loro), le rinunce e la pensione che ogni giorno di più perde valore d’acquisto minano oltremodo la vita degli anziani, che diventano così la categoria più fragile della nostra società.
E – ironia della sorte – la stessa crisi può divenire per loro causa di una vera e propria potenziale malattia. Penso ai miei genitori: per fortuna io e mia sorella siamo la loro “rete di protezione”. Ma chi non ha nessuno? Chi non può permettersi badanti o assistenza?

Pierpaolo Giannini

La sua lettera mette insieme problematiche diverse di grande attualità. Del resto, la nostra società assomiglia ad una grande macchina in cui gli ingranaggi si condizionano a vicenda: se uno s’inceppa, la ricaduta del guasto è a catena e compromette il funzionamento generale. Purtroppo l’immagine ha un risvolto ancora più grave: le persone umane rischiano di essere trattate come denti di questi ingranaggi, oggetti e non soggetti, e la macchina assomiglia ad un vero e proprio tritacarne.
I campi della sanità e dell’assistenza sociale sono quelli in cui maggiormente si misura questa disumanizzazione dell’apparato statale. La crisi economico-finanziaria – che sta attanagliando in modo particolare le democrazie occidentali – ha contribuito ad oliare questi meccanismi e, talvolta, a dare una insolita velocità a questa macchina inceppata. Il problema è mondiale, e la causa va ricercata non tanto a livello delle applicazioni, quanto dei criteri che guidano la pianificazione sanitaria della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità e che influenzano le scelte dei Paesi: se a prevalere su tutto sono motivazioni di carattere economico-finanziario, il rischio è che a patirne sia l’uomo, e a maggior ragione chi è più bisognoso e povero e non può far sentire la sua voce.
D’altra parte, è difficile sfuggire del tutto a criteri economici nella gestione di un settore così delicato e vasto come quello sanitario: forse occorrerebbe un’altra economia, guidata anch’essa da principi superiori di ordine filosofico e antropologico e non invece – come è adesso – vera e propria tiranna di ogni decisione. Ma, di questo passo, andremmo ai massimi sistemi.
I suoi problemi, caro lettore, me ne rendo conto, sono più terreni ed immediati. Lei fa partire tutto dalla spending review, ma i problemi sono precedenti e nel nostro Paese hanno una storia recente segnata da clientelismi, sprechi, corruzioni. Per qualcuno, purtroppo, la sanità e l’assistenza sociale sono un grande bacino per fare soldi, e le cronache ce lo confermano spesso parlandoci dell’ennesimo malaffare con esami inventati, interventi chirurgici inutili o case di riposo che assomigliano… a quelle galline in cui le proverbiali uova d’oro sono i nostri anziani. Chissà come, poi, queste periodiche revisioni di spesa finiscono con l’impoverire i meno abbienti e con il penalizzare le categorie più fragili della nostra società.
Forse bisogna riconoscere che in passato si è speso e sprecato troppo, e magari anche noi cittadini ne abbiamo approfittato, favorendo con la nostra leggerezza chi sulle spese sanitarie, dietro le quinte, si arricchiva ai danni dello Stato. Credo che una revisione di spesa nel settore delicato della salute sia necessaria, ma non debba essere lineare e generica, ma intelligente e selettiva: l’onestà va richiesta a chi ha l’onere di decidere, e anche al cittadino che deve entrare in un’ottica nuova, più consapevole e collaborativa.
Il nostro sistema sanitario nazionale vanta numeri positivi in Europa e nel mondo e ci sono grandi nazioni – vedi gli Stati Uniti – in cui ammalarsi è a proprie spese. Certo, in altri Paesi, a parità di tasse pagate, i servizi sono più efficienti e più omogenei, mentre da noi sono a macchia di leopardo e in alcune Regioni si sta meglio che in altre.
Una parola la vorrei spendere su quella che lei chiama “rete di protezione”. La famiglia è anch’essa in crisi e quella protezione che, in un passato anche recente, essa poteva garantire – soprattutto agli anziani – è ora maggiormente sfilacciata. È evidente che non tutti i problemi della nostra società sono finanziari e, quindi, non bastano le revisioni di spesa per affrontarli e sperare di risolverli.
Dobbiamo “rivedere” anche i valori su cui vogliamo fondare la nostra società, adeguarli ai tempi nuovi senza sovvertirne però la forza insita nella loro essenza. Famiglia (e rete formata da famiglie) sono, senza dubbio, congregazioni sociali da difendere e da valorizzare. Anche la politica deve interessarsene di più e destinare le poche risorse a queste cellule sociali, considerate fondamentali oggi proprio in quei Paesi europei che qualche anno fa, sull’onda dei moti protestatari contro la tradizione, le avevano smantellate. I nostri anziani – senza nulla togliere alle strutture che li ospitano e li curano, specialmente se non più autosufficienti – stanno meglio nelle case dei loro familiari, dentro quella “rete di protezione” che non protegge solo loro dall’abbandono e dalla solitudine, ma anche noi dalla frenesia del fare e dal cancro dell’ingratitudine.

20 gennaio 2013

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
novembre: 2018
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto