Sanità in ginocchio ed evasione fiscale

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

L’argomento non è scivoloso, è scivolosissimo. In Italia parlare di evasione fiscale, se non nei soliti termini generici e propagandistici, è tabù. E invece dobbiamo farlo, nelle varie analisi che sono in corso sulla scia della vicenda Covid. Ma che cosa c’entra? Già scritto, nella fase acuta della pandemia, in Italia, è stato del tutto evidente che gli organici medici e infermieristici erano all’osso, con la necessità di turni massacranti, riposi e ferie cancellati. Si è visto subito che mancavano sedi nosocomiali a bassa intensità di cura, dove posizionare i malati non gravi e quelli che necessitavano solo di aspettare la negativizzazione del tampone, non potendo isolarsi al proprio domicilio.

Ma che c’azzecca questo con l’evasione fiscale? Secondo voi gli organici ai minimi termini e gli ospedali minori chiusi negli ultimi vent’anni di che cosa sono (anche) figli? Di mancati introiti fiscali. Certo, anche di sperperi, di regalie statali e di tanti rivoli di spesa inutile. Ma ci sarebbe piaciuto essere nella mente di qualche malato di Covid vivo grazie ai prodigi della Terapia Intensiva, pur con la consapevolezza di una propria dichiarazione dei redditi ridicola, a fronte di un parco macchine di marchi prestigiosi. Perché, non dimentichiamolo, il 70% di un bilancio regionale è per spese sanitarie, dirette e indirette. E se lo Stato non si finanzia con entrate adeguate, e soprattutto proporzionali al vero reddito di chi produce, deve chiudere reparti, nosocomi e contingentare organici. Non ricordate forse ospedali come Valsolda, Morbegno, Mariano Comense, Bellano, nel nostro territorio? O maggiori competenze in altri come Cantù, Menaggio, Merate? Sarebbero stati utili durante la pandemia di Covid? Certo che sì.

Chi non ha messo i suoi soldi (dovuti) in tasse, come si è sentito? Lo scriviamo anche al Signor Presidente del Consiglio che ringrazia ed esalta sportivi italiani veramente bravissimi, non vogliamo fare i guastafeste, ma qualcuno con residenza in paradisi fiscali. Certo, questi ragazzi forse dall’Italia non passano neppure e allora sarà anche legale pagare le tasse ad Alberto di Monaco, ci risulta però che Rafa Nadal, non un tennista qualsiasi, gira per il mondo ma provvede ai propri adempimenti fiscali in Spagna, dove i suoi tanti soldini saranno sicuramente serviti a finanziare la Sanità.

Conosco già le contro-argomentazioni: ma Nadal non ha dovuto salvare la compagnia aerea Iberia tre e passa volte come ha fatto il contribuente del Bel Paese con Alitalia. È impressione di tutti che ci siano tanti sprechi, ma veniamo da un anno e mezzo in cui abbiamo toccato con mano l’importanza della sanità pubblica: farmaci, Terapie Intensive, Pronto Soccorso, ma anche riabilitazione e vaccini, tutto senza pagare un euro. L’ha detto anche il Santo Padre nei giorni scorsi: è indispensabile preservare il Servizio Sanitario Nazionale gratuito. Mai ci permetteremmo di correggere il Papa, ma osiamo aggiungere: finanziato da chi può e deve.

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