Sanità, manca il direttore d’orchestra

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di Mario Guidotti

Lo sappiamo, dà fastidio e si ha bisogno di tutto meno che di altri grilli parlanti, soprattutto in questo momento in cui tutti, nei propri ruoli, devono solo stare ai remi e darci dentro a più non posso. Ciascuno al suo posto. Però, però… quello che non si può accettare è la mancanza di organizzazione, che non è catastrofica, ma, diciamo migliorabile.

Stiamo parlando, e di cos’altro di questi tempi, della regia globale della vicenda epidemia. Per quanto riguarda ovviamente la nostra Regione, perché è qui che paghiamo il nostro scotto, almeno sul versante sanitario.

Nella malattia da Covid, dal semplice contagio alle forme più gravi, poi alla guarigione e infine alla convalescenza, si è creata una filiera, dal malato lieve a quello gravissimo al guarito.

A marzo sapevamo poco (a proposito, un sentito grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità, vero scatolone vuoto), ma ora siamo più preparati e colti.

Abbiamo poi avuto tempo per preparare protocolli e linee guida. Ma soprattutto percorsi, strutture, personale. Sembra impossibile, ma ciononostante a oggi succede che: chi ha pochi sintomi si presenta in Pronto Soccorso, si fa fatica a eseguire tamponi, ci vogliono giorni su giorni per avere i risultati, l’arrivo dei malati negli ospedali è disarmonico rispetto alla disponibilità dei posti letto, soprattutto per quanto riguarda l’intensità di cura.

E ancora: manca una rete di ricovero alternativo in caso di mancanza di posto letto, per esempio in Terapia Intensiva. E infine in coda alla filiera, molti malati dimissibili dall’ospedale non si possono congedare perché mancano letti di degenza, o anche di sola accoglienza, a bassa intensità di cura, dove per esempio proseguire terapie leggere, o anche solo attendere la negativizzazione del tampone, perché magari a casa non ci sono le condizioni di isolamento per la quarantena.

Si chiama appunto filiera, e ogni tassello è strategico e fondamentale per far girare tutto l’ingranaggio. Perché non bastano mille posti in Terapia Intensiva se poi manca la valvola di uscita dalla stessa. Vi ricordate i problemini alle scuole elementari: se in una vasca entrano 10 litri d’acqua in un’ora e ne escono 5…. Non vi dicono niente posti come il vecchio S. Anna, l’ospedale di Bellano, Morbegno e altri minori dismessi per centralizzare l’alta intensità?

Ora servivano come l’aria (appunto). Insomma, manca la regia che ci aspettavamo venisse ideata, implementata e soprattutto oliata nei momenti in cui il virus ci ha dato tregua. Perché possiamo anche accettare di non avere terapie efficaci contro un virus ignoto, possiamo anche aspettare un anno e oltre per un vaccino (a proposito, stiamo creando la logistica per la somministrazione o sarà come quello anti-influenzale?), ma non possiamo accettare la carenza di organizzazione.

Non ci mancano manager bravissimi, gente con una visione globale, con davanti un quadro, una scacchiera. La nostra regione è ricca di risorse sanitarie, chiediamo qualcuno che le sappia orchestrare.

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