Sanità, razionalizzare per non razionare

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

L’anno appena iniziato sarà caratterizzato nel mondo sanitario, tra le altre novità, dall’arrivo di nuovi farmaci per molte malattie croniche. Sarà possibile curare definitivamente o anche solo tenere sotto controllo tanti morbi che mettono a rischio la vita o che affliggono per anni e talora per tutta la vita innumerevoli persone. La rivoluzione è portata in particolare dagli anticorpi monoclonali, arma portentosa in mano ai medici. E costosa. Sì, mai come quest’anno in Sanità la sfida sarà quella del contenimento dei costi. Sarà possibile infatti offrire nuove cure solo se verranno operati dei risparmi in altri settori. Lo slogan parola d’ordine sarà: appropriatezza prescrittiva, cioè dare, non gratis perché paga il contribuente tramite Servizio Sanitario Nazionale, ciò che serve solo a chi ne ha veramente bisogno. Mah, penserà il lettore, non è già così? Proprio per niente. Esempi? Inutili radiografie per fantomatiche “cervicali”, e non solo per quelle. Esami del sangue tanto per vedere se il riso rosso o il cavolo nero suggeriti dalla cognata mi hanno abbassato il colesterolo nonostante il cinghiale con polenta uncia delle feste. Ecografie a casaccio per dolorini di pancia o eco-doppler per dare un’occhiatina alle carotidi controllate già lo scorso anno, non si sa mai che in qualche mese si siano intasate. Proseguo: visite specialistiche per micro-disturbi. Elenchino tratto dal nostro archivio ambulatoriale, visite chieste per: “zic alle orecchie, barbaiocchi agli occhi, balordone in ascensore, svarioni sulle scale, amnesie del nonno ultranovantenne, episodi di black-out (giuro, sull’impegnativa era scritto così)”. Certo, nessun sintomo va sottovalutato, ma tutti vanno filtrati da una visita, e sottolineo visita, del medico di famiglia. Non esiste che la moglie vada a “farsi fare un’impegnativa” per un sintomo riferito o vagamente osservato nel marito o in altri parenti, perché c’è sempre un sapientino in famiglia che “interpreta” la salute per gli altri. Aggiungiamo poi “appropriatezza terapeutica”, che significa assumere solo i farmaci che servono, quando servono. Alzi la mano chi non ha preso l’antibiotico al primo mal di gola o all’ iniziale raucedine. Senza contare analgesici, antidepressivi, integratori, ricostituenti, tanto “per tenersi su”. Vero è che non tutto è passato dal Servizio Sanitario Nazionale, ma neppure una vitamina dovrebbe essere assunta se non strettamente necessaria. Se ne parla da tanto, ma è ora di operare dei veri risparmi in Sanità. Non si può più dare tutto a tutti perché mancano le risorse necessarie, ma resta cogente dare ciò che veramente serve a chi sta realmente male. Razionalizzare oggi, cioè rispondere a criteri di funzionalità e di efficienza economica, è sempre più indispensabile per non dover razionare tra qualche tempo.

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