Sanità: tempo, non solo tecnologia

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Allora, fatte un po’ di vacanze? Le avete prese comode? Ne avete approfittato per riprendervi, rigenerarvi corpo e spirito? In altre parole, siete andati adagio? 

Il bello della vacanza è sicuramente la disponibilità del tempo. Certo, fantastici i mari blu, le scogliere, i faraglioni, le cime delle montagne, le grotte, i musei, ma in assoluto il bello della vacanza è il cambiamento del rapporto tra noi ed il tempo. Insomma si può vivere lentamente.

Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore, diceva che se si vive velocemente la vita l’anima non riesce a seguirci. Pensateci, è verissimo. Manca riflessione, analisi, giudizio, autocritica su quanto si fa (e si disfa). Quindi beate le vacanze per il tempo che ci è donato, per la simmetria e armonia tra corpo e anima che riusciamo a mettere nei contenuti quotidiani. –

Ma adesso che siamo tornati in pista, ora che le vacanze sono un ricordo, saremo nuovamente condannati a correre? Tempo tiranno si dice, in realtà di tempo ne abbiamo tanto ma siamo degli asini nel gestirlo. Vediamo per esempio di traslare l’argomento, in modalità pindarica, nel campo che ci interessa maggiormente: la salute e la Sanità.

È possibile avere più tempo per i malati? Possiamo dedicare loro più attenzioni, visitarli con più calma, analizzare meglio i loro esami (compresi i maledetti CD radiologici, che bello quando sventagliavamo le lastre al cielo!) e soprattutto poter ascoltare quello che chi soffre nel corpo o nell’anima ha da dirci? Serve tempo? No, servono medici e operatori sanitari. Persone che si prendano cura di altre persone. Sapete a chi i degenti negli ospedali rivelano i loro segreti più intimi?

Agli operatori socio-sanitari, mentre li lavano, mentre li accudiscono, mentre li rinfrescano, mentre li imboccano. Forse perché dedicano loro più tempo e magari empatia. Dovrebbero arrivare un bel po’ di soldini dall’Europa, che si chiamino MES, Recovery Fund o altro. Vediamo di spargerne un tantino anche nella Sanità. Non per comprare le ultime generazioni di robot, TAC, risonanze, ecografi per tutti e apparecchi a pioggia. Invertiamo la tendenza e investiamo sulla gente.

Basta ospedali ultramoderni ad alta-media-bassa intensità di cura, torniamo alle persone. Questa sarebbe la vera rivoluzione sanitaria.

Tempo, non solo tecnologia. E a proposito di tempo, saremo noiosi ma lo ripetiamo ancora: sburocratizzazione. Non è pensabile dare sufficiente ascolto a un malato se poi dobbiamo compilargli da 5 a 10 schede tra: relazione al curante, impegnative, piani terapeutici, scale di valutazione, certificati per patente, per esenzione ticket, per invalidità e per bonus regionale. Senza contare il servizio informatico che tra username, password scadute e nuove da comporre con lettere, numeri e strani geroglifici, log-in, aggiornamenti, programmi, avviamento, connessione, caricamento, da servizio all’utente si è trasformato in schiavitù. Un piccolo passo indietro per farne due-tre in avanti. Più tempo, migliore qualità della vita.–

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