Sanremo, Simone Tomassini “boccia” il Festival 2021

Simone Tomassini

Oggi si conclude il 71° festival della canzone italiana di Sanremo, in un’edizione particolare causa pandemia. Come è andata? Lo chiediamo a un lariano doc che ha avuto successo anche grazie alla sua partecipazione al Festival, il cantante Simone Tomassini che si esibì all’Ariston nel 2004 con È stato tanto tempo fa.
«L’anno scorso a Sanremo – dice – avevo proposto con Kiera Chaplin, nipote di Charlie, il mio singolo “Charlot”, canzone composta prendendo spunto dalle parole dello stesso Chaplin che gli eredi mi avevano concesso di utilizzare. Un progetto che non è stato capito e mi ha fatto male non portarlo al festival soprattutto per il mancato rispetto al grande regista e attore». «Ora però – dice ancora Tomassini – amareggia non poco vedere il festival ridotto a carrozzone dove l’audience conta più della musica. Il pubblico più anziano non ci si riconosce più e questo spiega in parte il calo di audience nonostante gli italiani siano chiusi in casa dalla pandemia. Sanremo va rispettato. Altrimenti si merita il flop di quest’anno».
Il problema è nella qualità artistica. «Ho apprezzato – dice il cantante di Vertemate – le esibizioni di Laura Pausini e di Orietta Berti, ciascuna compresa nel proprio ruolo senza esagerare. Mentre molti dei giovani usano Sanremo come uno dei tanti trampolini tv, come un talent qualsiasi e invece è un monumento. Nel 2004 quando mi hanno chiamato a salire su quel palcoscenico ero commosso, al settimo cielo, ho chiamato mamma e papà e li ho ringraziati di avermi messo al mondo. Non vedo lo stesso rispetto in tanti giovani in gara che calcano quel palcoscenico oggi, e molti usano eccessivi e trucchi come se Sanremo fosse il Carnevale di Rio».
«Sanremo – continua – è stata una delle esperienze più belle della mia vita, e spiace che sia usato da gente che ha passato la vita a bistrattarlo. Non se lo merita, perché da lì sono partite carriere musicali uniche a livello mondiale. Auspico un ritorno alle canzoni, alla musica, alla verità dell’espressione artistica. Non contano solo i like su Instagram: “Averne tanti è come essere ricchi al Monopoli” dice un amico musicista. E ha perfettamente ragione».
Un anno fa Tomassini, quando in Italia iniziava a furoreggiare la pandemia, era in tour in Argentina, per suonare davanti a migliaia di appassionati della canzone italiana. Ora quell’esperienza diventerà a breve un dvd. «Il mio docufilm si basa sull’enorme materiale audio e video che ho portato a casa dall’esperienza in Argentina. Sto terminando proprio ora il montaggio».
E intanto prosegue, nonostante la pandemia, i lavoro di musicista oltre che di docente a Mendrisio con la scuola di musica condivisa con Paolo Meneguzzi, 600 gli allievi in corso. «La settimana scorsa ho lanciato il mio nuovo singolo, forte dei contatti ormai decuplicati con le mie piattaforme digitali a causa dello stop ai concerti. Il singolo si chiama Non mi sono perso niente e ha in copertina la foto del campo di calcio della mia Vertemate. Nel video una mia allieva, Matilde Ardemagni, ripercorre i miei passi. Da lì sono partito. Lì sono le mie radici».

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