Sant’Abbondio, gioiello del Romanico poco sfruttato

Un’eredità normanna che per la sua unicità è simbolo dell’Occidente cristiano
Simbolo antico della città di Como, e uno dei luoghi-chiave dell’architettura medioevale, ma non ancora valorizzato a dovere. Anche se molti sforzi sono stati fatti.
È un vero peccato, perché Sant’Abbondio, la basilica romanica di via Regina con i due caratteristici campanili, è un gioiello. Ne era convinto Giulio Carlo Argan che la cita sul mitico manuale di storia dell’arte liceale. E, a più riprese, l’ha ribadito il critico d’arte Philippe Daverio, che considera Sant’Abbondio «uno dei posti più importanti della civiltà d’Occidente». Lo ha fatto anche quest’estate nell’ambito di “Zelbio Cult”, ciclo di eventi culturali promosso nella piccola località lariana.
«Il Romanico è l’evoluzione sostanzialmente naturale della struttura basilicale romana antica – ha precisato Daverio – Ma a Como subisce una curiosa mutazione trasformandosi in una cosa diversa. L’abolizione della soffittatura semplice, l’invenzione delle navate laterali e soprattutto, per la prima volta in Italia, le due torri campanarie uguali». Una simmetria che, per Daverio, «a Como è arrivata direttamente attraverso i Normanni».

Nella foto:
Le navate della basilica romanica di Sant’Abbondio sono un tratto architettonico innovativo, secondo Philippe Daverio (foto Mattia Vacca)

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