Sant’Abbondio, il vescovo lancia il Sinodo

vescovo Oscar Cantoni.

Oggi la Chiesa comasca ha celebrato nella sua ricorrenza liturgica il patrono Sant’Abbondio, «padre e pastore, maestro e intercessore», come lo ha definito il vescovo monsignor Oscar Cantoni nel solenne pontificale in cattedrale. «Con San Felice, primo vescovo di Como, Sant’Abbondio – ha detto il presule nella sua omelia – continua a illuminare e a proteggere il cammino della nostra Chiesa, nella quale il Signore non ha mancato di confermare lungo i secoli la sua presenza attiva attraverso il dono di innumerevoli altri santi e beati».
Monsignor Oscar Cantoni non ha mancato di rilevare «l’intento missionario» con cui la Chiesa comasca vuole continuare a essere presente sul territorio, «in aiuto ai tanti poveri, nostri fratelli e amici, che hanno bisogno non solo di cure e di aiuto materiale, ma anche di una vicinanza amica, di un sostegno spirituale che li aiuti a dare un senso compiuto alla loro fragile esistenza».
Sarà un anno pastorale intenso quello aperto ieri da Cantoni che intreccerà l’importante sinodo diocesano, l’undicesimo, con una quotidianità fatta di tante urgenze come ad esempio le «situazioni dei più poveri e degli svantaggiati». «Il Sinodo – ha annunciato il vescovo – ci vedrà tutti rappresentati fin dalla celebrazione iniziale, in Cattedrale, il pomeriggio del 12 gennaio, festa del Battesimo del Signore».
Al sinodo, ha fatto sapere il vescovo, lavora «un nutrito gruppo di sinodali, in tutto 295, che ancora stanno preparando per i singoli ambiti un documento base comune che sarà poi successivamente discusso e vagliato».
Cantoni ha anche richiamato l’attenzione sulla realtà in cui i cristiani oggi operano: «È sotto gli occhi di tutti che il cristianesimo di massa è ormai scomparso. Il Vangelo, oggi, richiede di essere trasmesso da persona a persona, valorizzando, certo, l’apporto dei sacerdoti, ma anche quella immensa maggioranza del popolo di Dio che sono i laici, mediante i carismi loro propri». E ancora: «Dentro una cultura altamente secolarizzata e pluralista, occorre inventare nuove strade, nuovi linguaggi, percorsi capaci di far dialogare il sapere e la vita, per restituire a Dio il suo ruolo centrale di protagonista».
E una delle modalità è lo spirito missionario che vede la Diocesi lariana impegnata in una «nuova cooperazione missionaria in Africa, precisamente in Mozambico, nella Diocesi di Nacala – ha detto Cantoni – Invieremo “in avanscoperta”, nei prossimi mesi, don Filippo Macchi, (per questo primo periodo ospite della Diocesi di Pordenone), in attesa di costituire un gruppo di volontari che vivano e operino insieme: una coppia di sposi, o singoli, ma anche persone consacrate, disposti a lavorare in équipe negli spazi parrocchiali che verranno loro assegnati. Sarà una presenza che si aggiunge ai nostri tre missionari in Perù (don Savio Castelli, don Roberto Seregni, don Ivan Manzoni). Mi auguro che la nuova missione possa diventare nel tempo una nuova occasione rigeneratrice a vantaggio della nostra Chiesa».
Non è mancato un accenno ai tesori d’arte, dato che in primavera aprirà in via Magistri Comacini l’atteso museo del Duomo, grande evento culturale diocesano: «Tutti conoscete come il santuario mariano di Gallivaggio (in Valchiavenna) sia miracolosamente scampato dalla distruzione totale a causa di una frana, il 29 maggio 2018. Essa ha causato, sì, danni ingenti, ma non ha demolito radicalmente l’edificio, come si poteva umanamente prevedere, vista la quantità enorme di materiale, che invece è stato provvidenzialmente deviato. È nostro impegno collaborare per il restauro. È stata costituita una commissione di studio e di coordinamento dei lavori a Chiavenna, mentre è in fase di preparazione un progetto per ricostruire, in diverse tappe, le parti ammalorate del santuario. È previsto un impegno di sei milioni di euro, in parte assicurati da un contributo della Regione Lombardia. Invito a un gara di generosità per collaborare tutti insieme alla ricostruzione».

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