In Sant’Agata la “Via Crucis” di Eli Riva

La "Via Crucis" in rame sbalzato di Eli Riva La “Via Crucis” in rame sbalzato di Eli Riva

Eli Riva, grande artista comasco scomparso nel 2007, era un mistico che scolpiva pregando a mani giunte (modulo stilistico ricorrente nei lavori più maturi). Lavorava sodo e sempre solo, dalla materia grezza all’opera finita, infaticabile e incontentabile, senza mai demandare ad altri il percorso creativo.

Uno scultore che si riteneva erede dei Magistri Cumacini e che aveva la Bibbia nel sangue. Lo si vede nella sua vasta produzione d’arte sacra, come la Via Crucis realizzata per la la chiesetta di Madrona sulla strada che porta alla cima del Monte Bisbino a Cernobbio, opera di rame sbalzato di sette metri quadrati, che ora è stata donata alla chiesa di Sant’Agata a Como, la sua parrocchia, che pure reca tangibili i segni della sua arte. L’opera è ora collocata in Sant’Agata, coperta, e  sarà inaugurata ufficialmente in data da stabilire, forse già in Quaresima.

«Sfruttando la mia eccezionale perizia nel cesello (sbalzo e cesello), operai una trasformazione che oserei dire storica, portandolo a grandi dimensioni su lastra di rame.
Ne è testimonianza la grande parete con le stazioni della Via Crucis in un tutt’uno visibile nella chiesetta di Madrona, sul monte Bisbino, dove concepii una parete unica riassuntiva delle 14 stazioni, da leggere in percorso circolare», così Eli Riva scrisse a proposito di questo lavoro.
L’artista espose la scultura anche nella sede del “Corriere della Provincia” nel 1953.
Ecco un estratto dall’articolo di commento alla mostra: «Indubbiamente un’opera coraggiosa e nuova sotto tutti i punti di vista: le dimensioni, mai finora affrontate per il rame; l’idea di riunire tutte le stazioni in un unico quadro; l’aver concentrato tutte le possibilità espressive unicamente sui volti annullando i gesti o quasi; l’effetto raggiunto con una concezione geniale del bassorilievo, nuovissima rispetto alle concezioni classiche (Riva riesce a darci una profondità plastica con soluzioni prospettiche immaginose, irrazionali e tuttavia di reale efficacia. È invenzione pura)»
«Su questa lastra ho lavorato in ginocchio, per molto tempo, e l’effetto l’ho visto solo a lavoro ultimato», disse poi Riva in un’intervista.
La tesi di laurea di Lucia Mandressi dedicata all’arte sacra di Eli Riva (Università Statale di Milano, febbraio 2010) così ne parla: «La cappella non offre molto spazio, Riva decide così di creare un unico pannello (7 metri quadrati) che riassuma tutte le tappe del cammino alla Croce. Le stazioni si susseguono così in un continuum circolare, senza divisioni nette tra loro e l’impresa è possibile grazie all’abilità di Riva nel portare la pratica del cesello dalle piccole alle grandi dimensioni. L’opera è dunque innovativa per diversi motivi: per le grandi dimensioni affrontate con il rame e per l’idea di riunire tutte le stazioni in un’unica grande visione senza cesure».

La lettura della “Via Crucis”, spiega Mandressi, “inizia dall’angolo alto a sinistra con Gesù condannato: al volto rassegnato, ma nobile, di Gesù si contrappone il cranio di Pilato, di cui è visibile unicamente la nuca a testimoniare la gravità e forse la vergogna per la condanna che in quel momento viene pronunciata. E si conclude al centro col Sepolcro, fulcro della composizione, che riassume tutta la tragedia, ma con un Cristo che pare respirare nella sua solennità e protetto dall’ampio cerchio dell’aureola”.

Dirà Monsignor Giovanni Valassina nella meditazione pasquale del 2010 nella chiesa di Sant’Agata, dove era stata posta una grande riproduzione fotografica dell’opera: «Gesù è visivamente schiacciato dalla Croce e dal destino. Il suo cuore pulsa quasi con la terra».
L.M.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.