Santanchè: «Sotto il velo donne schiave». Binetti: «Ma il vero problema è la sicurezza»

santanchTra religione e cittadinanza
Sul caso Bennet a confronto i pareri di due autorevoli parlamentari

Problema di sicurezza o questione religiosa? Strumento di coercizione e di violenza contro le donne o libera scelta dettata dalla cosciente adesione a un sistema di valori? La questione del velo integrale, quello che comunemente viene definito burqa (ma in realtà si chiama niqab), è tornata di strettissima attualità in questi giorni nella nostra provincia dopo la denuncia inviata al Corriere di Como da un’insegnante elementare. La donna, che si è trovata di fronte al supermercato due signore coperte da capo a piedi con il niqab, ha voluto sollevare il problema insistendo in particolare sulla questione sicurezza. La vicenda in sé non è nuova, ricorre spesso e ha sul Lario alcuni precedenti importanti. Uno su tutti: la “battaglia” condotta

per anni dal sindaco di Drezzo ed ex segretario provinciale della Lega Nord, Cristian Tolettini, contro una sua concittadina, un’italiana convertita all’islam. Ovviamente, il problema non può essere affrontato in modo superficiale. Per le implicazioni di natura religiosa, ma anche per i riflessi sociali e politici che si trascina appresso. Il velo integrale suscita tuttora forti discussioni. E lo testimoniano le considerazioni di due parlamentari che da sempre – e su posizioni talvolta molto differenti – si sono occupate della questione: Daniela Santanchè (Pdl) e Paola Binetti (Udc). «Purtroppo, il problema c’è. È ricorrente e sempre attuale – dice Daniela Santanchè – Ma l’Italia, in questo momento, è un Paese in crisi e ogni vicenda che esula dal contesto economico viene relegata in second’ordine». L’esponente del Pdl annuncia una sua «proposta di legge» sul tema e si dice «vicina a queste donne costrette a vedere il mondo da una grata, chiuse in prigioni ambulanti». Santanchè polemizza poi con quella sinistra «che non capisce come il velo integrale sia una limitazione della libertà individuale e lo giustifica come simbolo religioso. Ma sotto al velo c’è soltanto la sottomissione delle donne al clan maschile della famiglia. Sono molto preoccupata – dice ancora l’ex sottosegretaria del Pdl – il fondamentalismo islamico è subdolo e può radicarsi ancora di più se non viene combatutto. Una cosa è chiara: con il velo integrale, le donne sono ridotte in stato di schiavitù». Anche Paola Binetti, deputata centrista ed esponente dell’Opus Dei, annuncia di aver ripresentato il disegno di legge (già depositato nella scorsa legislatura) per vietare il velo integrale. Ma il tema, per la parlamentare Udc, non è di natura religiosa, quanto piuttosto legato al tema sicurezza. «Oggi l’Italia è Paese ospitale – dice Paola Binetti – e proprio per questo, nel rispetto dei simboli di ciascuno e senza alcuna imposizione, dobbiamo esigere l’osservanza delle regole. I simboli che appartengono a religioni diverse possono essere visti nella logica della specificità culturale, ma noi dobbiamo innanzitutto tutelare la sicurezza dei cittadini». In un «contesto di dialogo – così lo definisce la deputata centrista – chi professa convinzioni religiose diverse dalle nostre deve però capire l’importanza della riconoscibilità del volto in pubblico». Insomma, nessuna guerra di religione. Ma il velo, proprio no.
Da. C.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.