Sant’Anna, festa con l’Insubria. Banfi: «Prima la dimensione umana»

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«Abbiamo un parco tecnologico incredibile in questa struttura e ci avviamo a renderlo ancora più efficiente e a utilizzarlo al meglio. Ma non bisogna mai dimenticare, prima di tutto, la dimensione umana».
La festa della patrona dell’ospedale Sant’Anna, celebrata ieri, è diventata l’occasione per una riflessione, da parte del direttore generale Fabio Banfi, sui modelli di assistenza della sanità moderna e sulla necessità di non perdere di vista l’attenzione agli aspetti più umani delle cure.
«Oggi non sentirete parlare di numeri, produzione e contenimento costi – ha proseguito Banfi – È giusto che questa festività sia ricondotta a una dimensione spirituale e religiosa, ci saranno altre occasioni per presentare i dati».
«L’ospedale non detiene esclusivamente un profilo aziendale ma è un fattore di coesione sociale e territoriale, che nasce come “ospizio”, ossia come luogo di accoglienza – ha aggiunto Banfi – Certo, dobbiamo innovare, produrre, portare a casa risultati, ma ciò che conta è il filo che ci lega al territorio, alla comunità».
Inizialmente Banfi ha ricordato tre persone scomparse, le collaboratrici Lucia Tessari e Alfreda Maino, oltre Ugo Storti, dell’Aned (l’Associazione nazionale emodializzati).
Una cerimonia che è stata preceduta dalla messa, animata dalla corale San Teodoro di Cantù e celebrata da padre Carlo Merlo e da padre Alessandro Viganò.
Non è mancato un riferimento a via Napoleona, presidio che a breve verrà definito da Regione, su sollecitazione dell’Asst Lariana, come “Prest”, ossia un presidio di attività specialistiche socio-sanitarie. «Sull’ipotesi di ospitare in uno degli edifici il dormitorio – ha spiegato Banfi – non entro in merito alle decisioni che spettano alla componente politico-istituzionale. Se saremo chiamati a dire la nostra, potremmo valutare la possibilità di individuare aree adatte».
Per la prima volta, alla festa dell’ospedale ha partecipato con un ruolo da protagonista l’Università dell’Insubria. L’occasione è stata propizia per un primo bilancio dalla stipula della convenzione che ha trasformato lo stesso Sant’Anna in un ospedale universitario.
«L’Insubria ha avuto l’accreditamento per 18 scuole di specializzazione, più altre nove in consorzio con altri atenei lombardi – ha detto Giulio Carcano, presidente della Scuola di medicina dell’Insubria – C’è quindi la possibilità di avere una rete completa che si basa su personalità spiccate ed eccellenti come quelle di Como».

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