Sant’Anna, il giardino centenario

altAlberi monumentali Un’eredità tutta da scoprire Ma l’incuria sta avanzando
Una sfida impegnativa, sul piano culturale, per gli anni a venire: restituire a Como, anche con finalità di parco, l’area dell’ex ospedale Sant’Anna. Chi è in visita per motivi di salute, propria o dei congiunti, certo non se ne accorge. Ma è un tesoro botanico. Minacciato.
Semi di piante infestanti s’insinuano tra le fessure del cemento. Le potature più essenziali non vengono effettuate. Funghi e marcescenze si fanno strada nei tronchi non curati. Si fa quel che si può, per mantenere lo status quo.

Ma basterebbero 40-50 mila euro, dicono gli esperti della Società Ortofloricola Comense (il sito è www.ortofloricola.it), cioè 30 giorni di lavoro di 4 addetti, per una sistemazione radicale: diserbare e disboscare dove occorre, togliere i rami secchi e pericolosi, sanare le ferite del tempo. È anche un parco che ha essenze di pregio, il Sant’Anna di via Napoleona, con un secolo di età media. Figlio di un’epoca che immaginava il malato immerso nella natura, in tanti piccoli padiglioni e non in un unico monoblocco. Le piante sono state messe a dimora negli anni Trenta del secolo scorso, quando già avevano una ventina di primavere sulle spalle. 

 

 

Quasi una trentina, le essenze significative che ha individuato l’Ortofloricola in occasione di una recente visita in collaborazione con il comitato “Cittadella della Salute”. Un evento che si spera venga ripetuto, affinché la cittadinanza diventi consapevole di un tesoro, che al pari del parco di Villa Olmo e dell’immensa area verde di un altro ex ospedale cittadino, il San Martino, dovrebbe diventare sempre più patrimonio verde condiviso.
Un parco, quello del Sant’Anna, ricco di essenze preziose, come sottolinea Emilio Trabella, paesaggista e storico dei giardini, presidente dell’Ortofloricola Comense. Spiccano le numerose e maestose magnolie, i molti corbezzoli (piante patriottiche nel Risorgimento, visto che in esse coabitano i colori della bandiera italiana), un Liquidambar più unico che raro in città. E non mancano le curiosità: un’araucaria, pianta esotica, spicca di fronte al padiglione dell’ex sanatorio “Giovanni Battista Grassi”, probabilmente frutto di un dono.
Per ora il Sant’Anna condivide il destino di parte degli edifici dell’ex nosocomio, in attesa di tempi migliori. In qualche punto dà l’idea di una città abbandonata, con le piante che lentamente si stanno riprendendo possesso delle strutture volute dall’uomo dopo che l’uomo le ha lasciate. E in pochi anni le domineranno, se non ci saranno interventi di difesa drastici. Qua e là pare d’essere a Pryp’jat’, la città fantasma ucraina nelle adiacenze di Chernobyl, evacuata dopo il disastro. Il seme di un cedro maestoso portato dal vento o dagli animali ha attecchito sul tetto della chiesina di Santa Brigida, di fronte al complesso dell’ex sanatorio “Grassi”. Una sorta di simbolo del degrado che avanza.

L.M.

Nella foto:
uno dei viali di tigli centenari che arricchiscono il percorso del parco di via Napoleona

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