Sant’Anna, nuovi veleni in corsia. Primario in pensione: tensioni e malumori sulla scelta del successore

Ospedale Sant'Anna

Liti interne e veleni in corsia al Sant’Anna. La successione del primario di chirurgia maxillofacciale, che ha lasciato l’incarico perché è andato in pensione, ha scatenato una battaglia tra camici bianchi, al punto che la direzione ha deciso di affidare la responsabilità temporanea del reparto a una figura super partes e di accelerare la procedura del concorso per individuare in tempi rapidi un nuovo direttore.
Il 23 ottobre scorso Paolo Ronchi ha terminato l’incarico alla guida della chirurgia maxillofacciale del presidio di San Fermo della Battaglia. In vista del pensionamento, si sarebbe scatenata una battaglia interna per l’affidamento temporaneo della guida del reparto, con lo stesso primario uscente che avrebbe dato un’indicazione contro la quale si sarebbero schierate altre correnti, sempre interne.
Veleni non confermati ufficialmente – lo stesso ormai ex primario risponde con un secco no comment – ma dei quali ci sarebbe anche una dettagliata traccia scritta. La stessa direzione, senza entrare nel merito di eventuali dissapori, conferma di aver accelerato la procedura per indire il concorso per il nuovo primario.
«Ci siamo mossi per avere subito dalla Regione il via libera per il nuovo concorso e abbiamo ottenuto la deroga proprio nelle scorse ore – dice il direttore generale dell’Asst Lariana Marco Onofri – Procederemo quindi subito con la stesura del bando per il concorso».
Nel frattempo, la direzione ha deciso di affidare la gestione del reparto al direttore del dipartimento di chirurgia, ovvero al primario di ortopedia Vincenzo Zottola. «Una figura qualificata e competente ma anche super partes – conferma Onofri – In questo modo abbiamo evitato di nominare un facente funzioni, in attesa del concorso, che si svolgerà secondo le modalità previste». Al bando naturalmente potranno partecipare tutti i professionisti che abbiano i requisiti richiesti, compresi eventualmente gli interni. «Lasciamo fare il concorso – chiosa Onofri – Non posso che augurare: “Vinca il migliore”».

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