Sant’Anna «rimodulato». I medici: errori di gestione. Chiude il Day Surgery, interventi azzerati

Ospedale Sant'Anna

«Nessun lockdown sanitario ma una rimodulazione organica e funzionale delle attività sanitarie negli ospedali lombardi». Che cosa significano, veramente, le parole messe nero su bianco venerdì dall’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera? Che rispondenza hanno, cioè, nella realtà quotidiana degli ospedali e delle strutture mediche della regione?
A sentire i diretti interessati, i dottori e gli infermieri che ogni giorno scendono nella trincea del Covid, le parole di Gallera sono aria fritta. Soprattutto nella parte in cui sottolineano che «la sospensione o la riduzione delle attività non riguardano le attività ambulatoriali» e che «la rete sanitaria lombarda ragiona e opera in ottica di sistema, a beneficio della continuità delle cure e delle prestazioni, in una fase di emergenza e di grande necessità». Il Corriere di Como ha parlato ieri con alcuni medici del Sant’Anna, garantendo loro l’anonimato per evitare ogni problema con la direzione.
Già questo primo passaggio dovrebbe far riflettere: a San Fermo, da troppo tempo, vige un clima di terrore tra il personale, cui è vietato esplicitamente di parlare con la stampa. Ora, nella società della trasparenza – alla quale è assoggettata anche l’Asst Lariana in quanto ente pubblico – tutto ciò non dovrebbe accadere. Così non è. Lo denunciamo ancora una volta continuando a fare il nostro mestiere.
Torniamo però ai medici che hanno accettato ugualmente di parlare. Raccontando una situazione difficile, per certi versi drammatica, indotta com’è ovvio dall’esplosione pandemica ma, anche, da errori gravi di gestione. Errori che si sarebbero potuti evitare.
Ad esempio, la carenza di personale. La mancata conferma degli specializzandi e di chi era stato assunto in primavera con un contratto a tempo determinato causa, oggi, enormi problemi. Eppure, si sapeva da tempo della seconda ondata.
Nei reparti Covid del Sant’Anna lavorano a pieno regime infettivologi e pneumologi, ma pure pediatri e chirurghi. Questi ultimi “costretti” da ordini di servizio, dato che spesso i primari si sono rifiutati di indicare alla direzione sanitaria uno o più nomi da distaccare temporaneamente.
Proprio le chirurgie saranno, a partire da domani, le più penalizzate dall’ondata di nuovi malati di Coronavirus. Il programma degli interventi è dimezzato rispetto a quello delle settimane precedenti. E non potrebbe essere diversamente, dato che i posti di degenza sono stati ridotti.
Ma la chiusura del day surgery, decisa ieri, mette in crisi anche moltissimi interventi di micro-chirurgia: dal tunnel carpale alla rimozione dei nei, alle ernie. Tutte operazioni rinviate sine die. E che dire, poi, della reumatologia, che in sostanza non è per ora attiva, dato che uno degli specialisti è a casa con il Covid e un altro è stato chiamato in reparto per curare chi ha preso il virus.
Sono soltanto alcuni dei molti problemi che affliggono il Sant’Anna e tanti altri ospedali lombardi. Dove la «rimodulazione» annunciata da Gallera si trasforma in una sostanziale chiusura di degenze e trasformazione delle stesse in reparti Covid. Con un’aggravante, tutta comasca: la scarsità di posti letto. Nella nostra provincia sono 2,1 ogni mille abitanti, contro una media regionale di 3,5 (ma a Varese, provincia dalla quale provengono gli ultimi due presidenti della Lombardia, questo rapporto sale a 4,2).
È chiaro che di fronte a un’emergenza, pochi posti letto non aiutano a gestire una situazione che si fa di ora in ora più grave.
«La coperta è corta, ma dal punto di vista organizzativo nulla è stato fatto negli ultimi mesi», dice uno dei nostri interlocutori. Così, ieri, l’Asst Lariana ha dovuto comunicare che «la terapia intensiva del Sant’Anna è stata portata a 10 posti letto (tutti occupati; 4 sono pazienti provenienti dalla provincia di Milano, ricoverati da una settimana; 1 dalla provincia di Lecco, ricoverato da ieri, 5 dalla provincia di Como, ricoverati tra il 15 e il 23 ottobre)» e che i pazienti Covid al Sant’Anna ieri mattina «erano 119, suddivisi tra la Chirurgia 3 (52 ricoverati), terapia intensiva (10), Degenza medica 3 (34), Medicina d’urgenza (11)». Mentre a Mariano Comense «nella degenza di transizione» erano ricoverati 12 pazienti.
Numeri destinati comunque ad aumentare, e a stravolgere ulteriormente l’organizzazione di un «hub» costretto a cambiare la sua fisionomia.

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