Santarella a colori (almeno sulla carta)

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Natale in Santarella, uno spunto di meditazione a più stadi per la cultura comasca. Proposta bizzarra? Solo in apparenza. Meriterebbe più di una sosta di meditazione l’ex centrale termica della tintostmaperia Ticosa. Anche perché, con forte effetto contrasto tra degrado e sviluppo, a due passi, in questi giorni di Avvento allietata dal tradizionale presepe all’aperto, c’è la basilica romanica di Sant’Abbondio, simbolo di fede e di maestria architettonica e artistica, e accanto sorge pure, fucina di saperi, il complesso umanistico dell’Università dell’Insubria. L’ex Santarella, unico superstite della parte “pubblica” dell’ex Ticosa rasa al suolo,  potrebbe essere essa pure un simbolo nel bene e nel male, tra passato  e futuro. È stata murata di recente dal Comune per impedire ai senzatetto di trovarvi, come era da tempo usanza, riparo; a rischio però della salute, dato lo stato precario dell’immobile che è peraltro vincolato dalla Soprintendenza. Un luogo da meditare anche nel 2019, magari per ospitare negli immediati dintorni una celebrazione non banale di quella manifestazione di arte collettiva e condivisa nelle piazze di Como che fu “Campo urbano” del 1969. C’è un precedente. Manlio Rho – che fino al 31 marzo il Museo della Seta di via Castelnuovo 9  celebra nella mostra Il senso del colore – immaginò l’edificio Santarella in una luce nuova, dotato di cromatismi. Correva l’anno 1954-1955 quando il maestro dell’Astrattismo comasco firmò uno studio di intervento coloristico per la facciata  (nella foto), oggi riprodotto nel bel catalogo della mostra al Museo della Seta. Un intervento capace di trasformare, anche se acerbo bozzetto senza esito, il grigio edificio in una festa cromatica.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.