Santarella, museo o centro universitario? Il dibattito è aperto

La Santarella

La centrale termica della Ticosa fu progettata nel 1929 (compirà quindi novant’anni nel 2019) ed edificata tra 1929 e 1930 dall’Ufficio Tecnico della ditta Barosi, specialista di cementi armati. L’edificio, che è l’unico rimasto in piedi del comparto dell’ex Ticosa in mano alla proprietà pubblica, denota una certa eleganza architettonica. Ed è stato salvaguardato e vincolato proprio come reperto di archeologia industriale e simbolo di una fabbrica che diede lavoro e futuro a migliaia di comaschi.
«Dagli anni Duemila la Centrale termica è il rifugio di emarginati (…) che hanno tramezzato lo spazio per ricavarne indecenti abitazioni di fortuna», si legge in una scheda storica di Fabio Cani e Gerardo Monizza, pubblicata sul sito Internet dedicato all’architettura comasca www.jsc15.it.
Dove tra l’altro si chiarisce l’origine del nome dell’edificio: «Alla Centrale termica è stato dato un soprannome – “Santarella” – improprio, perché tratto dal cognome di Luigi Santarella, docente universitario e autore di un celebre manuale sul cemento armato in cui si riporta come opera di pregio, nel terzo volume della terza edizione (1932) e della quarta (1936), proprio la Centrale».
Come avviene per un altro monumento privo di destino, l’ex cinema Politeama in piazza Cacciatori delle Alpi, ora occorre capire cosa fare di questa eredità. Negli anni si è parlato di farne sede del Museo del Razionalismo, oppure del Museo della Seta (vista la sua origine legata appunto al mondo tessile) mentre nella precedente amministrazione l’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino fu tra i fautori di una destinazione universitaria, dato che a pochi metri dalla Santarella c’è il polo umanistico dell’Università dell’Insubria, che vi potrebbe insediare aule per convegni e la sua biblioteca. Il dibattito diventa ancora più urgente.

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